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10 regole per trasformare i tuoi volantini da sottobicchieri a venditori su carta

Caro Imprendicopy,

oggi parliamo di un argomento che è saltato fuori spesso negli ultimi Tè del Graficopy:  la creazione dei volantini.

Ora, prima di partire in quarta a spiegarti quali sono i 10 elementi imprescindibili di un volantino che funziona, dobbiamo mettere in chiaro una cosa.

So che la cultura creativa ti ha messo in testa che il volantino lo devi progettare partendo dalla grafica, ma questa è un’enorme sciocchezza.

Se vuoi creare un volantino efficace devi partire prima di tutto dalla STRUTTURA.

Ovvero da ciò che hai intenzione di metterci dentro a livello di OFFERTA e da come hai intenzione di presentarla.

Perché, pensaci un attimo, che senso ha creare un volantino che non contiene un’offerta ben precisa?

Non ne ha. Semplicemente è carta che con un po’di fortuna verrà riciclata come sottobicchiere 

E così i soldi che avrai investito cercando di portare clienti alla tua azienda, finiranno in fumo.

Che vuol dire che i tuoi volantini devono essere i tuoi venditori su carta?

Per spiegarti che cosa intendiamo noi direct marketer da strapazzo con “venditori su carta”, dobbiamo fare un piccolo passo indietro di quasi un secolo.

Dobbiamo viaggiare nel tempo fino a Chicago, negli USA, all’incirca nel maggio del 1905.

Stiamo per assistere alla nascita dell’advertising moderno.

Appena usciti dal nostro TARDIS (Time And Relative Dimension In Space. E’ il nome della nostra macchina del tempo. Ndr) incrociamo lo sguardo con un uomo baffuto e dall’aria sicura.

Con le suole irrigidite dai lunghi inverni canadesi, l’uomo si appresta ad entrare alla Lord&Thomas, una delle più famose (e ricche) agenzie pubblicitarie dell’epoca.

Tra le mani stringe un foglio che consegna alla segretaria dietro al bancone della reception.

“Lo può far recapitare ad Ambrose Thomas? Io aspetterò qui la risposta.”

La segretaria, di solito abituata a respingere chi si presenta senza un appuntamento, non può fare altro che accettare la richiesta di quell’uomo dall’aspetto così sicuro di sé.

Il biglietto arriva tra le mani di mr.Thomas, ma quello che legge suona più come uno scherzo che altro:

“Caro mr.Thomas,

la sto attendendo alla reception e posso dirle che cos’è DAVVERO la pubblicità. Io so che lei non lo sa davvero. Significherebbe molto per me farle sapere che cos’è e sono sicuro che sia lo stesso per lei. Se vuole sapere che cos’è DAVVERO la pubblicità, non deve fare altro che rispondermi con un “sì” attraverso la sua segretaria.

Firmato – John E. Kennedy”

mr.Thomas era il proprietario della terza agenzia pubblicitaria più grande della sua epoca ed era abituato ad avere a che fare con copywriter dall’ego smisurato, ma questo lo aveva colpito particolarmente.

Accanto a lui, nel suo ufficio, c’è Albert Lasker, il suo braccio destro.

Mr. Thomas gli chiede se abbia mai sentito parlare di questo John E. Kennedy. La risposta di Lasker ovviamente è no.

A questo punto mr. Thomas decide di non concedere un secondo di più alla questione, ma Lasker, divorato dalla curiosità lo fa salire in ufficio.

“Che cos’ho da perdere, dopotutto?”

Kennedy e Lasker si incontrano pochi minuti dopo. Kennedy non nasconde per un secondo la sua ammirazione per Albert Lasker che aveva cercato per anni, tra le varie agenzie pubblicitarie, la risposta alla domanda “Cos’è davvero la pubblicità?”.

L’unica risposta valida che aveva trovato negli anni era la seguente: “La pubblicità è creare delle news sui prodotti e servizi”.

Ma Kennedy non è d’accordo e non manca di farglielo presente: “Le news sono una tecnica di presentazione, ma non la risposta alla grande domanda. La pubblicità è qualcosa di totalmente diverso e si può riassumere in sole 3 parole.”

Lasker è ansioso di conoscere la risposta: “Quali sono queste 3 parole?”

“La pubblicità” dice Kennedy “è VENDITA SU CARTA”

Queste tre parole colpiscono profondamente Lasker e diventano il caposaldo della pubblicità che vende.

Decenni dopo David Ogilvy nel suo “On Advertising”, affermerà che quella definizione di pubblicità è ancora la più valida che si possa trovare in giro.

Tuttavia c’è stato un leggero miglioramento in questa definizione da parte di Claude Hopkins che ha affermato che la pubblicità è “vendita moltiplicata”.

Ora ti è chiaro cosa intendo con “venditori su carta” e perché devi memorizzre questa definizione?

Significa che devi smettere di vedere i tuoi volantini come dei semplici strumenti per diffondere il tuo marchio ma devi vederli (e crearli) come se fossero dei venditori.

E sai cosa fanno i venditori quando vanno dai clienti?

Un’offerta.

Quindi partiamo da questo elemento. La tua offerta.

Non può NON ESSERCI. Un volantino senza offerta è come un venditore che non ha nulla da vendere. Ha senso stipendiarlo?

Direi proprio di no.

Perciò questo è il primo step. Creare un’offerta vantaggiosa per il tuo cliente.

Può essere una consulenza gratuita, un buono sconto, una lezione di prova o un piccolo regalo.

L’importante è riuscire a portartelo in negozio, sul tuo sito o poterlo contattare direttamente, così da poterlo agganciare DAVVERO e non aspettare che per qualche miracolo divino decida di venire da solo da te.

Molto meglio così che sprecare carta in volantini che non hanno un’offerta, non credi?

“Se mi avessero raccontato prima questa storia, a quest’ora avrei molti clienti in più”

Questo è l’effetto che fa leggere la storia di John E. Kennedy.

Ci stai passando tu, ma ci sono passato anche io.

Leggerla è stata una vera e propria epifania che ha cambiato per sempre il mio modo di concepire i volantini e tutti gli altri materiali di marketing delle aziende con cui collaboro.

Purtroppo questa storia è sconosciuta ai più e non viene raccontata nemmeno nelle università di grafica e comunicazione.

Per questo fino adesso sei incappato solo in grafici pubblicitari interessati all’estetica che ti hanno convinto a creare dei volantini totalmente inutili che non ti hanno portato mezzo cliente.

Magari hai anche provato a dire al tuo grafico di inserire un’offerta nel volantino, ma secondo lui che ha fatto “i corsi di marketing”, un’offerta poteva risultare troppo aggressiva e far scappare i clienti.

E’ andata a finire che hai fatto stampare migliaia di volantini senza nulla da vendere, sprecando tempo e denaro preziosi.

Il risultato?

Quei volantini hanno preso polvere per un po’ e poi sono stati buttati via.

Ma cosa sarebbe successo se i tuoi volantini fossero stati concepiti secondo le regole del Design a Risposta Diretta?

E’ presto detto.

Ecco i 10 punti da seguire per trasformare i tuoi volantini da sottobicchiere a venditori su carta.

Nelle prossime righe ti illustrerò i 10 punti fondamentali per creare un volantino che ti porterà davvero dei clienti nuovi.

Tutto quello che dovrai fare è seguirli fedelmente evitando di cascare nella trappola del “così mi piace/non mi piace”.

La vendita non è questione di bellezza, ma questione di efficacia.

Se ti scrivo questi 10 punti è perché ho sperimentato la loro importanza ed efficacia sul mercato, quindi non farti ingannare dal “senso estetico” o dai suggerimenti del tuo grafico.

La strada da seguire è solo una ed è composta da questi 10 passaggi fondamentali.

1) Non si parte MAI dalla grafica

Questo è un errore che tutti commettono: si pensa che siccome il volantino è un materiale grafico, allora si deve partire dalla grafica.

No, no e NO!

Il volantino non è un materiale grafico, ma un venditore su carta.

Il venditore, prima ancora di “vestirsi bene”, deve avere pronto lo script di vendita contenente:

  • Offerta
  • Benefici
  • Testimonianze
  • Garanzia
  • Promesse
  • Elementi di prova

Una volta ideate e scritte queste parti, allora si può passare alla parte grafica.

Ma non prima. Mai. In nessun caso.

Sarebbe come preparare un bellissimo pacco regalo senza metterci nulla dentro: fa una bellissima figura sotto l’albero, ma è INUTILE.

Per intenderci, devi stare lontano dai template di “volantini di design” che trovi su internet.

Sono bellissimi, coloratissimi e fighissimi ma totalmente inutili ai fini della vendita perché non hanno spazio per le informazioni fondamentali per una trattativa.

2) Crea una headline grossa e chiara

La headline è la parte più importante di tutto il tuo volantino.

E’ grazie alla headline se il tuo cliente deciderà di leggere o meno tutto il resto.

Perciò è fondamentale che la headline sia:

  • Posizionata nella parte alta del foglio,
  • Bella grande
  • In un font estremamente leggibile.

Senza eccezioni.

La headline è l’ingresso principale per entrare all’interno del tuo annuncio: farla piccola, difficile da leggere o metterla nel posto sbagliato, impedirà alle persone di entrarci.

E indovina a cosa serve un annuncio che non viene letto? Esatto.

A niente.

Quindi tieni a mente che la tua headline è l’elemento più importante del tuo volantino e deve avere un posto d’onore al suo interno (in alto).

UN’ULTIMA COSA IMPORTANTISSIMA: malgrado io sia un fan delle headline lunghe, sui volantini è meglio non usarle. Lo spazio è estremamente ridotto e la headline deve potersi leggere anche da lontano.

Cerca di non esagerare con la lunghezza, anche perché hai a disposizione la sub headline che vediamo nel prossimo punto.

3) Scrivi una subheadline che spinga verso il resto del volantino

Come dicevo nel punto precedente, puoi usare la sub headline per “completare” la tua headline e portare il cliente a leggere tutto il resto.

Nella subheadline hai meno vincoli di spazio e di formattazione e puoi renderla leggibile facilmente giocando con i cosmetics (bold, italic, sottolineature, evidenziazioni, etc…)

Se nella headline sei “obbligato” a stare corto, nella sub headline puoi sbizzarrirti quanto ti pare e giocarti tutti i punti forti del tuo copy.

4) Usa immagini che supportano il messaggio di vendita

Capita sempre più spesso di vedere in giro volantini con immagini che non hanno nulla a che vedere con il prodotto che viene pubblicizzato.

L’ultimo caso eclatante è stato quello di un volantino che vende i servizi di un centro dentistico… senza mettere immagini di denti!

Al loro posto, l’immagine di due tizi sulla spiaggia perchè la headline recitava “andare dal dentista non è come andare in vacanza”.

Questo è un gioco creativo che gli deve essere costato una quantità pazzesca di conversioni.

Se metti una foto di gente al mare, le persone pensano “vacanza”, non pensano “dentista”.

Anche se la tua headline dice il contrario.

Le immagini che vanno usate nel volantino sono le stesse che ho descritto nel mio vecchio articolo sull’uso delle immagini come elementi di prova che puoi trovare CLICCANDO QUI.

Qualsiasi altro tipo di immagini rischia di confondere il tuo cliente. E un cliente confuso è un cliente che NON COMPRA.

5) Coordina il volantino al resto delle tue grafiche

Grazie a questo punto risolverai il 90% dei problemi legati alla grafica del tuo volantino.

Non devi reinventare la grafica della tua azienda ogni volta che produci un materiale grafico

In teoria, se hai lavorato con dei grafici competenti, insieme al tuo logo dovresti aver ricevuto un documento che si chiama “Brand Manual” o “Brand Guidelines” o, ancora, “Brand Bible”.

In questo documento ci sono scritto i font da usare per i tuoi materiali di marketing, i colori e le grafiche coordinate.

Tutto quello che devi fare è applicare queste linee guida e, come per magia, il tuo volantino sarà:

  • Graficamente corretto
  • Coordinato al resto dei tuoi materiali

Se quando ti hanno fatto il logo dell’azienda non ti hanno creato anche il brand manual (o anche solo un pdf di poche pagine con indicati font e colori), allora non ti hanno fatto un lavoro completo.

Il brand manual (o la sua versione base) non è un optional.

E’ vero, fanno salire il prezzo del lavoro, ma sono soldi che si ripagano sul lungo termine evitandoti di dover impazzire ogni volta a riprogettare le grafiche dei tuoi materiali.

6) Benefici, benefici, benefici

Chi crea i volantini è spesso così preso dal presentare la sua azienda da dimenticarsi che, a chi lo leggerà, dell’azienda non interessa poi molto.

Ciò che davvero conta è quello che il cliente finale otterrà attraverso la relazione con la tua azienda.

Di cosa sto parlando?

Di benefici naturalmente.

Benefici che non devono mai mancare all’interno del tuo volantino, esattamente come non mancano mai all’interno delle presentazioni dei tuoi venditori.

Puoi inserirli sotto forma di bullet points per renderli estremamente leggibili e facilmente individuabili all’interno del volantino.

Ricordati che ogni volta che un cliente si appresta a leggere un tuo materiale di marketing, la domanda fondamentale che ha in testa è: “Cosa c’è qui dentro per me?”

7) Offerta e Call to Action

Insieme alla headline, questi sono gli elementi più importanti del tuo volantino.

Offerta e Call to Action non devono mai, mai e poi mai mancare all’interno dei tuoi materiali.

E’ solo grazie a questi due elementi se il volantino sarà in grado di portarti clienti.

Quindi, prima ancora di metterti a fare la grafica del volantino, pensa a quale sarà l’offerta che farai a chi lo leggerà.

Senza l’offerta, il volantino sarà inutile.

Una volta individuata l’offerta, assicurati che sia posizionata nella parte bassa del volantino e che sia ESTREMAMENTE LEGGIBILE.

Ma non solo.

Assicurati anche che i tuoi dati di contatto siano estremamente chiari e comprensibili.

Una persona può anche essere interessata alla tua offerta ed essere pronta ad accettarla, ma se il modo per ottenerla non è chiaro, allora stai pur certo che perderai quel cliente.

E non perché i clienti siano cattivi, ma perché sono intrinsecamente pigri. Lo siamo tutti quando si tratta di cambiare abitudini e di spendere soldi.

Ti faccio un esempio pratico.

Qualche giorno fa una mia vecchia insegnante di indesign mi ha inviato una mail con l’invito ad acquistare il suo nuovo corso.

Ma nella mail, ovunque cliccassi, l’unica cosa che potevo fare era iscrivermi alla sua newsletter.

Non riuscivo a capire dove cavolo cliccare per andare alla pagina del corso.

Ho quindi rinunciato all’acquisto.

Qualche giorno dopo l’insegnante mi ha scritto di nuovo chiedendomi perché non avessi acquistato, le ho spiegato la situazione e lei mi ha detto che dovevo prima iscrivermi alla newsletter e fare altri 2 passaggi nel mezzo.

Un processo inutilmente lungo, è vero, ma se me lo avesse spiegato fin dalla prima mail, forse avrei concluso immediatamente l’acquisto.

La morale è: spiega chiaramente e in modo molto leggibile come fare per attivare l’offerta contenuta all’interno del volantino.

8) Il logo ci va o no?

Se stai creando il volantino per la tua azienda o per la tua attività come libero professionista, allora il logo ci va assolutamente.

Tuttavia non deve assolutamente essere la parte dominante all’interno del volantino, anzi.

La parte più importante del tuo volantino è sempre il copy. SEMPRE.

Il logo nel volantino è semplicemente il “timbro” di identità della tua azienda, la sua impronta digitale.

E’ bene che ci sia, ma può starsene piccolino in una zona dove non disturba la trattativa. Mi sono spiegato?

9) Testimonianze. Sempre.

Non c’è nulla che riesca a dare più credibilità alla tua headline, alla tua offerta e ai tuoi benefici delle testimonianze dei tuoi clienti.

Sono importantissime, fondamentali e vanno sempre inserite. Sempre.

Non è ancora chiaro? Mettile sempre.

Sempre.

Possibilmente con nome e foto della persona (previa autorizzazione del soggetto, ovviamente).

Le testimonianze tendono ad essere piuttosto lunghe e già metterne 3 o 4 comporta una grossa spesa di spazio, perciò non avere paura di dedicare loro l’intero retro del tuo volantino.

E’ il migliore investimento di spazio che puoi fare in assoluto perché per quanto sia bella e allettante una promessa, sarà inutile se non è supportata da dei forti elementi di prova.

E non ci sono tanti elementi di prova forti come le testimonianze dei tuoi clienti soddisfatti.

10) Se hai dei dubbi, fattelo correggere da un DRD

Purtroppo il mondo della grafica creativa è popolato da dei grandi artisti, ma che non hanno idea di come funzioni una trattativa di vendita.

Se nonostante tu abbia fatto seguire i punti di questo articolo al tuo grafico, hai il dubbio che ci sia ancora qualcosa fuori posto, non esitare a contattare il tuo Designer a Risposta Diretta di fiducia e a chiedergli una consulenza.

Scrivere, graficamente, stampare e distribuire dei volantini non è una spesa da poco.

Rischiare di vedere questo investimento sfumare a causa di un volantino inefficace, rischia di pesare terribilmente sul portafogli della tua azienda.

Anche una singola consulenza con il tuo Designer a Risposta Diretta di fiducia può fare la differenza tra il successo e l’insuccesso della tua campagna di volantini.

Ricordati inoltre che hai sempre a disposizione il manuale gratuito “Prima leggerai questo, poi questo e infine questo” su questo sito.

Al suo interno trovi ben 103 regole pratiche per essere sicuro che la grafica dei tuoi volantini potenzi al massimo la leggibilità e l’efficacia del tuo copy.

Per scaricarla non devi fare altro che Cliccare Qui

Bene caro imprendicopy, siamo arrivati alla fine anche di questo decimo articolo di DRD.

Spero ti sia piaciuto e che tu sia riuscito a ricavarne degli spunti utili per la creazione del tuo prossimo volantino.

Per oggi è tutto e ricorda:

il DRD è il design che fa funzionare il tuo marketing.

Davide Filippini

Caro Imprendicopy,

oggi parliamo di un argomento che è saltato fuori spesso negli ultimi Tè del Graficopy:  la creazione dei volantini.

Ora, prima di partire in quarta a spiegarti quali sono i 10 elementi imprescindibili di un volantino che funziona, dobbiamo mettere in chiaro una cosa.

So che la cultura creativa ti ha messo in testa che il volantino lo devi progettare partendo dalla grafica, ma questa è un’enorme sciocchezza.

Se vuoi creare un volantino efficace devi partire prima di tutto dalla STRUTTURA.

Ovvero da ciò che hai intenzione di metterci dentro a livello di OFFERTA e da come hai intenzione di presentarla.

Perché, pensaci un attimo, che senso ha creare un volantino che non contiene un’offerta ben precisa?

Non ne ha. Semplicemente è carta che con un po’di fortuna verrà riciclata come sottobicchiere 

E così i soldi che avrai investito cercando di portare clienti alla tua azienda, finiranno in fumo.

Che vuol dire che i tuoi volantini devono essere i tuoi venditori su carta?

Per spiegarti che cosa intendiamo noi direct marketer da strapazzo con “venditori su carta”, dobbiamo fare un piccolo passo indietro di quasi un secolo.

Dobbiamo viaggiare nel tempo fino a Chicago, negli USA, all’incirca nel maggio del 1905.

Stiamo per assistere alla nascita dell’advertising moderno.

Appena usciti dal nostro TARDIS (Time And Relative Dimension In Space. E’ il nome della nostra macchina del tempo. Ndr) incrociamo lo sguardo con un uomo baffuto e dall’aria sicura.

Con le suole irrigidite dai lunghi inverni canadesi, l’uomo si appresta ad entrare alla Lord&Thomas, una delle più famose (e ricche) agenzie pubblicitarie dell’epoca.

Tra le mani stringe un foglio che consegna alla segretaria dietro al bancone della reception.

“Lo può far recapitare ad Ambrose Thomas? Io aspetterò qui la risposta.”

La segretaria, di solito abituata a respingere chi si presenta senza un appuntamento, non può fare altro che accettare la richiesta di quell’uomo dall’aspetto così sicuro di sé.

Il biglietto arriva tra le mani di mr.Thomas, ma quello che legge suona più come uno scherzo che altro:

“Caro mr.Thomas,

la sto attendendo alla reception e posso dirle che cos’è DAVVERO la pubblicità. Io so che lei non lo sa davvero. Significherebbe molto per me farle sapere che cos’è e sono sicuro che sia lo stesso per lei. Se vuole sapere che cos’è DAVVERO la pubblicità, non deve fare altro che rispondermi con un “sì” attraverso la sua segretaria.

Firmato – John E. Kennedy”

mr.Thomas era il proprietario della terza agenzia pubblicitaria più grande della sua epoca ed era abituato ad avere a che fare con copywriter dall’ego smisurato, ma questo lo aveva colpito particolarmente.

Accanto a lui, nel suo ufficio, c’è Albert Lasker, il suo braccio destro.

Mr. Thomas gli chiede se abbia mai sentito parlare di questo John E. Kennedy. La risposta di Lasker ovviamente è no.

A questo punto mr. Thomas decide di non concedere un secondo di più alla questione, ma Lasker, divorato dalla curiosità lo fa salire in ufficio.

“Che cos’ho da perdere, dopotutto?”

Kennedy e Lasker si incontrano pochi minuti dopo. Kennedy non nasconde per un secondo la sua ammirazione per Albert Lasker che aveva cercato per anni, tra le varie agenzie pubblicitarie, la risposta alla domanda “Cos’è davvero la pubblicità?”.

L’unica risposta valida che aveva trovato negli anni era la seguente: “La pubblicità è creare delle news sui prodotti e servizi”.

Ma Kennedy non è d’accordo e non manca di farglielo presente: “Le news sono una tecnica di presentazione, ma non la risposta alla grande domanda. La pubblicità è qualcosa di totalmente diverso e si può riassumere in sole 3 parole.”

Lasker è ansioso di conoscere la risposta: “Quali sono queste 3 parole?”

“La pubblicità” dice Kennedy “è VENDITA SU CARTA”

Queste tre parole colpiscono profondamente Lasker e diventano il caposaldo della pubblicità che vende.

Decenni dopo David Ogilvy nel suo “On Advertising”, affermerà che quella definizione di pubblicità è ancora la più valida che si possa trovare in giro.

Tuttavia c’è stato un leggero miglioramento in questa definizione da parte di Claude Hopkins che ha affermato che la pubblicità è “vendita moltiplicata”.

Ora ti è chiaro cosa intendo con “venditori su carta” e perché devi memorizzre questa definizione?

Significa che devi smettere di vedere i tuoi volantini come dei semplici strumenti per diffondere il tuo marchio ma devi vederli (e crearli) come se fossero dei venditori.

E sai cosa fanno i venditori quando vanno dai clienti?

Un’offerta.

Quindi partiamo da questo elemento. La tua offerta.

Non può NON ESSERCI. Un volantino senza offerta è come un venditore che non ha nulla da vendere. Ha senso stipendiarlo?

Direi proprio di no.

Perciò questo è il primo step. Creare un’offerta vantaggiosa per il tuo cliente.

Può essere una consulenza gratuita, un buono sconto, una lezione di prova o un piccolo regalo.

L’importante è riuscire a portartelo in negozio, sul tuo sito o poterlo contattare direttamente, così da poterlo agganciare DAVVERO e non aspettare che per qualche miracolo divino decida di venire da solo da te.

Molto meglio così che sprecare carta in volantini che non hanno un’offerta, non credi?

“Se mi avessero raccontato prima questa storia, a quest’ora avrei molti clienti in più”

Questo è l’effetto che fa leggere la storia di John E. Kennedy.

Ci stai passando tu, ma ci sono passato anche io.

Leggerla è stata una vera e propria epifania che ha cambiato per sempre il mio modo di concepire i volantini e tutti gli altri materiali di marketing delle aziende con cui collaboro.

Purtroppo questa storia è sconosciuta ai più e non viene raccontata nemmeno nelle università di grafica e comunicazione.

Per questo fino adesso sei incappato solo in grafici pubblicitari interessati all’estetica che ti hanno convinto a creare dei volantini totalmente inutili che non ti hanno portato mezzo cliente.

Magari hai anche provato a dire al tuo grafico di inserire un’offerta nel volantino, ma secondo lui che ha fatto “i corsi di marketing”, un’offerta poteva risultare troppo aggressiva e far scappare i clienti.

E’ andata a finire che hai fatto stampare migliaia di volantini senza nulla da vendere, sprecando tempo e denaro preziosi.

Il risultato?

Quei volantini hanno preso polvere per un po’ e poi sono stati buttati via.

Ma cosa sarebbe successo se i tuoi volantini fossero stati concepiti secondo le regole del Design a Risposta Diretta?

E’ presto detto.

Ecco i 10 punti da seguire per trasformare i tuoi volantini da sottobicchiere a venditori su carta.

Nelle prossime righe ti illustrerò i 10 punti fondamentali per creare un volantino che ti porterà davvero dei clienti nuovi.

Tutto quello che dovrai fare è seguirli fedelmente evitando di cascare nella trappola del “così mi piace/non mi piace”.

La vendita non è questione di bellezza, ma questione di efficacia.

Se ti scrivo questi 10 punti è perché ho sperimentato la loro importanza ed efficacia sul mercato, quindi non farti ingannare dal “senso estetico” o dai suggerimenti del tuo grafico.

La strada da seguire è solo una ed è composta da questi 10 passaggi fondamentali.

1) Non si parte MAI dalla grafica

Questo è un errore che tutti commettono: si pensa che siccome il volantino è un materiale grafico, allora si deve partire dalla grafica.

No, no e NO!

Il volantino non è un materiale grafico, ma un venditore su carta.

Il venditore, prima ancora di “vestirsi bene”, deve avere pronto lo script di vendita contenente:

  • Offerta
  • Benefici
  • Testimonianze
  • Garanzia
  • Promesse
  • Elementi di prova

Una volta ideate e scritte queste parti, allora si può passare alla parte grafica.

Ma non prima. Mai. In nessun caso.

Sarebbe come preparare un bellissimo pacco regalo senza metterci nulla dentro: fa una bellissima figura sotto l’albero, ma è INUTILE.

Per intenderci, devi stare lontano dai template di “volantini di design” che trovi su internet.

Sono bellissimi, coloratissimi e fighissimi ma totalmente inutili ai fini della vendita perché non hanno spazio per le informazioni fondamentali per una trattativa.

2) Crea una headline grossa e chiara

La headline è la parte più importante di tutto il tuo volantino.

E’ grazie alla headline se il tuo cliente deciderà di leggere o meno tutto il resto.

Perciò è fondamentale che la headline sia:

  • Posizionata nella parte alta del foglio,
  • Bella grande
  • In un font estremamente leggibile.

Senza eccezioni.

La headline è l’ingresso principale per entrare all’interno del tuo annuncio: farla piccola, difficile da leggere o metterla nel posto sbagliato, impedirà alle persone di entrarci.

E indovina a cosa serve un annuncio che non viene letto? Esatto.

A niente.

Quindi tieni a mente che la tua headline è l’elemento più importante del tuo volantino e deve avere un posto d’onore al suo interno (in alto).

UN’ULTIMA COSA IMPORTANTISSIMA: malgrado io sia un fan delle headline lunghe, sui volantini è meglio non usarle. Lo spazio è estremamente ridotto e la headline deve potersi leggere anche da lontano.

Cerca di non esagerare con la lunghezza, anche perché hai a disposizione la sub headline che vediamo nel prossimo punto.

3) Scrivi una subheadline che spinga verso il resto del volantino

Come dicevo nel punto precedente, puoi usare la sub headline per “completare” la tua headline e portare il cliente a leggere tutto il resto.

Nella subheadline hai meno vincoli di spazio e di formattazione e puoi renderla leggibile facilmente giocando con i cosmetics (bold, italic, sottolineature, evidenziazioni, etc…)

Se nella headline sei “obbligato” a stare corto, nella sub headline puoi sbizzarrirti quanto ti pare e giocarti tutti i punti forti del tuo copy.

4) Usa immagini che supportano il messaggio di vendita

Capita sempre più spesso di vedere in giro volantini con immagini che non hanno nulla a che vedere con il prodotto che viene pubblicizzato.

L’ultimo caso eclatante è stato quello di un volantino che vende i servizi di un centro dentistico… senza mettere immagini di denti!

Al loro posto, l’immagine di due tizi sulla spiaggia perchè la headline recitava “andare dal dentista non è come andare in vacanza”.

Questo è un gioco creativo che gli deve essere costato una quantità pazzesca di conversioni.

Se metti una foto di gente al mare, le persone pensano “vacanza”, non pensano “dentista”.

Anche se la tua headline dice il contrario.

Le immagini che vanno usate nel volantino sono le stesse che ho descritto nel mio vecchio articolo sull’uso delle immagini come elementi di prova che puoi trovare CLICCANDO QUI.

Qualsiasi altro tipo di immagini rischia di confondere il tuo cliente. E un cliente confuso è un cliente che NON COMPRA.

5) Coordina il volantino al resto delle tue grafiche

Grazie a questo punto risolverai il 90% dei problemi legati alla grafica del tuo volantino.

Non devi reinventare la grafica della tua azienda ogni volta che produci un materiale grafico

In teoria, se hai lavorato con dei grafici competenti, insieme al tuo logo dovresti aver ricevuto un documento che si chiama “Brand Manual” o “Brand Guidelines” o, ancora, “Brand Bible”.

In questo documento ci sono scritto i font da usare per i tuoi materiali di marketing, i colori e le grafiche coordinate.

Tutto quello che devi fare è applicare queste linee guida e, come per magia, il tuo volantino sarà:

  • Graficamente corretto
  • Coordinato al resto dei tuoi materiali

Se quando ti hanno fatto il logo dell’azienda non ti hanno creato anche il brand manual (o anche solo un pdf di poche pagine con indicati font e colori), allora non ti hanno fatto un lavoro completo.

Il brand manual (o la sua versione base) non è un optional.

E’ vero, fanno salire il prezzo del lavoro, ma sono soldi che si ripagano sul lungo termine evitandoti di dover impazzire ogni volta a riprogettare le grafiche dei tuoi materiali.

6) Benefici, benefici, benefici

Chi crea i volantini è spesso così preso dal presentare la sua azienda da dimenticarsi che, a chi lo leggerà, dell’azienda non interessa poi molto.

Ciò che davvero conta è quello che il cliente finale otterrà attraverso la relazione con la tua azienda.

Di cosa sto parlando?

Di benefici naturalmente.

Benefici che non devono mai mancare all’interno del tuo volantino, esattamente come non mancano mai all’interno delle presentazioni dei tuoi venditori.

Puoi inserirli sotto forma di bullet points per renderli estremamente leggibili e facilmente individuabili all’interno del volantino.

Ricordati che ogni volta che un cliente si appresta a leggere un tuo materiale di marketing, la domanda fondamentale che ha in testa è: “Cosa c’è qui dentro per me?”

7) Offerta e Call to Action

Insieme alla headline, questi sono gli elementi più importanti del tuo volantino.

Offerta e Call to Action non devono mai, mai e poi mai mancare all’interno dei tuoi materiali.

E’ solo grazie a questi due elementi se il volantino sarà in grado di portarti clienti.

Quindi, prima ancora di metterti a fare la grafica del volantino, pensa a quale sarà l’offerta che farai a chi lo leggerà.

Senza l’offerta, il volantino sarà inutile.

Una volta individuata l’offerta, assicurati che sia posizionata nella parte bassa del volantino e che sia ESTREMAMENTE LEGGIBILE.

Ma non solo.

Assicurati anche che i tuoi dati di contatto siano estremamente chiari e comprensibili.

Una persona può anche essere interessata alla tua offerta ed essere pronta ad accettarla, ma se il modo per ottenerla non è chiaro, allora stai pur certo che perderai quel cliente.

E non perché i clienti siano cattivi, ma perché sono intrinsecamente pigri. Lo siamo tutti quando si tratta di cambiare abitudini e di spendere soldi.

Ti faccio un esempio pratico.

Qualche giorno fa una mia vecchia insegnante di indesign mi ha inviato una mail con l’invito ad acquistare il suo nuovo corso.

Ma nella mail, ovunque cliccassi, l’unica cosa che potevo fare era iscrivermi alla sua newsletter.

Non riuscivo a capire dove cavolo cliccare per andare alla pagina del corso.

Ho quindi rinunciato all’acquisto.

Qualche giorno dopo l’insegnante mi ha scritto di nuovo chiedendomi perché non avessi acquistato, le ho spiegato la situazione e lei mi ha detto che dovevo prima iscrivermi alla newsletter e fare altri 2 passaggi nel mezzo.

Un processo inutilmente lungo, è vero, ma se me lo avesse spiegato fin dalla prima mail, forse avrei concluso immediatamente l’acquisto.

La morale è: spiega chiaramente e in modo molto leggibile come fare per attivare l’offerta contenuta all’interno del volantino.

8) Il logo ci va o no?

Se stai creando il volantino per la tua azienda o per la tua attività come libero professionista, allora il logo ci va assolutamente.

Tuttavia non deve assolutamente essere la parte dominante all’interno del volantino, anzi.

La parte più importante del tuo volantino è sempre il copy. SEMPRE.

Il logo nel volantino è semplicemente il “timbro” di identità della tua azienda, la sua impronta digitale.

E’ bene che ci sia, ma può starsene piccolino in una zona dove non disturba la trattativa. Mi sono spiegato?

9) Testimonianze. Sempre.

Non c’è nulla che riesca a dare più credibilità alla tua headline, alla tua offerta e ai tuoi benefici delle testimonianze dei tuoi clienti.

Sono importantissime, fondamentali e vanno sempre inserite. Sempre.

Non è ancora chiaro? Mettile sempre.

Sempre.

Possibilmente con nome e foto della persona (previa autorizzazione del soggetto, ovviamente).

Le testimonianze tendono ad essere piuttosto lunghe e già metterne 3 o 4 comporta una grossa spesa di spazio, perciò non avere paura di dedicare loro l’intero retro del tuo volantino.

E’ il migliore investimento di spazio che puoi fare in assoluto perché per quanto sia bella e allettante una promessa, sarà inutile se non è supportata da dei forti elementi di prova.

E non ci sono tanti elementi di prova forti come le testimonianze dei tuoi clienti soddisfatti.

10) Se hai dei dubbi, fattelo correggere da un DRD

Purtroppo il mondo della grafica creativa è popolato da dei grandi artisti, ma che non hanno idea di come funzioni una trattativa di vendita.

Se nonostante tu abbia fatto seguire i punti di questo articolo al tuo grafico, hai il dubbio che ci sia ancora qualcosa fuori posto, non esitare a contattare il tuo Designer a Risposta Diretta di fiducia e a chiedergli una consulenza.

Scrivere, graficamente, stampare e distribuire dei volantini non è una spesa da poco.

Rischiare di vedere questo investimento sfumare a causa di un volantino inefficace, rischia di pesare terribilmente sul portafogli della tua azienda.

Anche una singola consulenza con il tuo Designer a Risposta Diretta di fiducia può fare la differenza tra il successo e l’insuccesso della tua campagna di volantini.

Ricordati inoltre che hai sempre a disposizione il Manuale Pratico DRD gratuitamente su questo sito.

Al suo interno trovi ben 103 regole pratiche per essere sicuro che la grafica dei tuoi volantini potenzi al massimo la leggibilità e l’efficacia del tuo copy.

Per scaricarla non devi fare altro che Cliccare Qui

Bene caro imprendicopy, siamo arrivati alla fine anche di questo decimo articolo di DRD.

Spero ti sia piaciuto e che tu sia riuscito a ricavarne degli spunti utili per la creazione del tuo prossimo volantino.

Per oggi è tutto e ricorda:

il DRD è il design che fa funzionare il tuo marketing.

Davide Filippini

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6 REGOLE PRATICHE PER VENDERE 150 COPIE DEL TUO LIBRO IN UN MESE E CONQUISTARE UN CLIENTE NUOVO DA 2.5 MILIONI DI EURO.

Caro imprendicopy,

in questo articolo vedrai uno dei lavori di cui vado più fiero in assoluto: il libro di Assunta Incarnato, la prima commercialista sovversiva d’Italia.

Perché questa intervista dovrebbe interessarti?

Perché quando Assunta mi ha contattato, si trovava nella tipica situazione in cui si trovano gli imprenditori che sono in difficoltà con i lavori di grafica.

Infatti non ero il primo, non ero il secondo, ma ero il TERZO designer che contattava per realizzare la grafica e l’impaginazione del suo libro “Quello che i commercialisti non dicono”.

Quando l’ho sentita al telefono la prima volta, potevo sentire chiaramente la sua diffidenza nei confronti della mia categoria professionale.

Era spazientita, arrabbiata e aveva paura che io sarei stato l’ennesimo designer incapace di creare un libro che fosse efficace in termini di vendita.

Per fortuna le cose sono andate diversamente e il suo libro sta ottenendo un successo che è andato oltre alle mie aspettative.

Ma non voglio che tu prenda le mie parole per buone a prescindere, perciò ho chiesto ad Assunta una mezz’ora di tempo per concedermi una breve intervista in cui è lei a raccontare la sua esperienza con me.

Ti consiglio di leggerla tutta perché non solo Assunta è una delle pochissime commercialiste che non ha paura di mettersi in gioco per gli imprenditori.

Ma anche perché alla fine di questo articolo troverai 6 regole per creare una grafica del tuo libro che renderà te e la tua azienda degli eroi agli occhi dei clienti.

Eccole qui

Buona lettura!

Intervista

D: Ciao Assunta! Come te la passi?

A: Ciao Davide! Io sto bene e ho appena finito la valigia! Dopo i risultati del libro, una bella vacanza sarà la ciliegina sulla torta!

D: Fantastico! Ti va di parlarci un po’ di te? Chi sei? Di cosa ti occupi?

A: Che domanda difficile… premesso che le persone possono leggere chi sono e cosa faccio direttamente sul mio blog Incarnato.Consulting, io sono una Commercialista Sovversiva.

D: Commercialista Sovversiva? Che vuol dire?

A: Vuol dire che in un mondo in cui la maggior parte dei commercialisti tendono a non entrare troppo all’interno delle aziende e dei loro processi, io mi ci butto a capofitto perché so che è l’unico modo per aiutare davvero gli imprenditori a far crescere i loro business.

D: Mi sembra davvero una figata! Come sei arrivata a fare quello che fai?

A: Io sono figlia di imprenditori e quindi ho sempre vissuto in azienda fin da piccola. Ero anche piuttosto brava a scuola, ma a differenza di quello che ci si poteva aspettare, ho deciso di non fare il Liceo e fare Ragioneria. Era una scelta inusuale per una ragazza, ma ero (e sono) follemente innamorata dell’ambiente aziendale. Non potevo fare scelta migliore.

Appena diplomata sono stata contattata da uno degli studi professionali più importanti di Merano e ho iniziato subito a lavorare.

Ma nonostante passassi più di 50 ore settimanali alla scrivania, avevo dentro di me delle domande che non trovavano risposta:

  • Cosa c’è al di là dei freddi numeri?
  • Come si costruisce un’azienda di successo e come la si gestisce?
  • Perché ci sono attività che prosperano e altre falliscono dopo qualche anno?

E allora, nonostante i ritmi lavorativi in studio fossero folli, iniziai l’Università di Economia dove mi sono laureata con il massimo dei voti. Ho poi continuato a studiare fino all’abilitazione come Dottore Commercialista.

Da lì ho iniziato a collaborare con diversi studi prestigiosi della mia zona dai quali ho supportato imprenditori di tutti i tipi: dall’artigiano che si compila le fatture a mano dopo una giornata di lavoro, alla SPA che macina diversi milioni l’anno.

Più affinavo le mie competenze, più il mio entusiasmo si spegneva: com’era possibile che il lavoro del commercialista dovesse limitarsi ad adempimenti, scartoffie, e burocrazia quando i VERI PROBLEMI degli imprenditori erano altri?

Perché un Dottore Commercialista, dopo un percorso di studi così faticoso, doveva finire per diventare un semplice segretario per lo Stato?

Questa è una cosa che non ho mai capito e tantomeno accettato. Non hai idea di quante volte ho litigato con i miei colleghi su questo argomento.

Nel 2017 ho rinunciato quindi a una carriera professionale più che promettente e ho raggiunto mio marito a Londra, dove lavorava da due anni.

Ho aperto un blog secondo gli stilemi di Frank Merenda e del Direct Marketing e ho iniziato a scrivere un articolo a settimana contenente strategie, risorse e consigli per gestire al meglio la propria impresa.

Ho diffuso in Italia alcune tematiche che nei paesi anglofoni sono all’ordine del giorno in ambito gestionale, ma che nel Bel Paese faticano ad arrivare.

Ora, a distanza di un anno, i risultati del blog e dei clienti con cui ho lavorato sono sorprendenti. Aprirlo è stata la scelta migliore sia per me e la mia attività, sia per aiutare quanti più imprenditori possibili.

D: Penso che la tua storia sia di ispirazione per tutte quelle persone che hanno delle idee nuove e rivoluzionarie, ma che negli ambienti accademici si sentono dare dei folli.

A: Ho fatto solo quello che sentivo giusto per veder fiorire le aziende. Essendoci cresciuta dentro, non posso fare a meno di provare una grande stima per chi decide di fare impresa, soprattutto in un paese “difficile” come l’Italia.

D: Parlaci un po’ del tuo libro “Quello che i commercialisti non dicono”. Perché hai deciso di scriverlo?

A: I motivi sono due. Il primo è perché avere un blog che funziona aiuta moltissimo ad entrare in contatto con i clienti, ma non c’è nulla che crei più autorità agli occhi del mercato di un libro vero e proprio.

D: Verissimo. Quando si tratta di Direct Marketing i libri sono fondamentali per acquisire un’autorità che solo con il blog fai fatica ad ottenere. Il secondo motivo invece?

A: Diciamo che “Quello che i Commercialisti non Dicono” è il libro che avrei voluto avere tra le mani quando ho iniziato la mia attività come consulente e imprenditrice. Al suo interno sintetizzato tutto ciò che ho imparato di davvero utile e pratico in più di 20 anni di lavoro negli studi professionali.

E’ un libro che tratta in modo semplice argomenti molto complessi come la gestione dei fornitori, delle risorse aziendali e delle imposte, per dirne alcuni.

Fino adesso i feedback sono molto buoni. Spero che questo libro sia davvero utile agli imprenditori perché nelle sue quasi 300 pagine, ho inserito tutto (ma proprio tutto) quello che può tornare utile a chi deve gestire un’impresa.

D: Perché le persone dovrebbero leggerlo?

Io sono troppo di parte e non mi sento di esprimere un parere. Ti va se invece di risponderti io a questa domanda, inseriamo qualche testimonianza di chi lo ha letto?

A: Certamente!

D: Grande.

D: Ok Assunta, siamo in chiusura! Ti faccio un paio di domande prima di chiudere, ok?

A: Va benissimo!

D: La prima è di raccontare com’è stata la tua esperienza con me: ti sei trovata bene? 

A: Ti dirò la verità. Quando ti ho contattato la prima volta ero abbastanza disperata.

Il mio libro era già passato per le mani di due designer che non erano riusciti a tirare fuori una grafica e un’impaginazione all’altezza delle mie aspettative.

Mi hanno fatto perdere una quantità di tempo incredibile e devo ammettere che la mia fiducia nei grafici era colata a picco.

Poi sei arrivato tu che non solo sei riuscito a tirare fuori una grafica all’altezza delle aspettative, ma sei riuscito a crearla perfettamente in linea con tutta la mia strategia.

Mi hai sempre seguita e hai accolto tutte le mie richieste. Mi hai aiutato a scremare le idee buone da quelle meno buone, spiegandomi con pazienza le ragioni per cui alcune soluzioni erano migliori di altre.

E il risultato, beh, si è visto. Il libro sta ottenendo un ottimo successo in termini di vendita e sono già stata contattata da diversi imprenditori. Tra i quali uno con un’azienda da 2.5M di fatturato.

D: Questi sono i risultati che puoi aspettarti grazie alla combinazione tra un ottimo contenuto e il Design a Risposta Diretta. La seconda domanda è: te la senti di dare un consiglio agli imprenditori che ci stanno leggendo e che, magari, in questi anni, si sono trovati in difficoltà a causa della crisi?

A: Vorrei dire solo che sono degli eroi. Dico davvero. Per fare impresa in Italia bisogna essere delle rocce.

Vorrei anche dire che se le cose sono andate o stanno andando male, non significa che debbano continuare per sempre in questo modo.

A volte però, per uscire da una situazione difficile, c’è bisogno di un aiuto esterno. 

Cari imprenditori, non abbiate timore di chiedere aiuto.

A volte anche solo una piccola implementazione a livello gestionale o organizzativa, può togliervi dei macigni enormi dalle spalle permettendovi di riacquisire la serenità perduta o di portare la vostra impresa al livello successivo.

D: Grazie Assunta, sei stata preziosissima.

A: Grazie a te Davide. Spero che ne uscirà un bell’articolo

La copertina di “Quello che i commercialisti non dicono”

Le 6 regole per un libro che aumenta le vendite.

Come già detto nell’intervista, il libro è uno degli strumenti più efficaci in assoluto per creare autorità agli occhi del tuo pubblico.

E non lo dico io. Lo dicono tutti i più grandi marketer esistenti: da Frank Merenda a Dan Kennedy, da Gary Bencivenga a Lori Haller.

Il libro è assolutamente fondamentale all’interno della tua strategia di marketing.

E sono davvero contento quando imprenditori come te mi contattano per realizzarne la grafica. E’ un piacere e anche un onore mettermi al tuo servizio ed evitare che tutto quel lavoro vada sprecato.

Perchè è questo quello che succede quando affidi il tuo libro nelle mani del grafico sbagliato: parte delle tue conversioni vengono sprecate.

Rimangono lì per strada quando invece potrebbero essere tue.

E il problema non è che il libro esca brutto.

Il vero problema è se la copertina e le pagine del tuo libro non trasmettono il tuo messaggio di marketing in modo abbastanza veloce ed efficace.

La bellezza estetica non è una condizione sufficiente per fare si che il tuo libro venga venduto.

Le cose davvero importanti sono che:

  • L’interno del libro sia estremamente leggibile. Solo impaginarlo con il carattere sbagliato rischia di dimezzare la facilità di lettura.
  • Se il tuo libro è difficile da leggere, non solo i clienti non arrivano alla tua CTA, ma troveranno il tuo messaggio anche difficile da comprendere.
  • La copertina deve essere concepita non su base estetica, ma su base strategica. Altrimenti il tuo libro rischia di non differenziarsi e di non vendere quanto potrebbe.

Purtroppo viviamo in un mondo dove la grafica creativa domina incontrastata e grafica illeggibili e inefficaci vengono ogni giorno immessi nel mercato.

Gli imprenditori hanno subito un lavaggio del cervello silenzioso ma costante, che li ha convinti che i loro materiali di marketing debbano essere belli e creativi per vendere.

Il problema è che i materiali di marketing belli ma su cui non è stato fatto un serio lavoro di ricerca, lasceranno un’enorme quantità di clienti per strada.

Purtroppo (o per fortuna) le cose non stanno così.

Per questo la grafica del tuo libro (e di tutti gli altri materiali) va concepita studiando il mercato prima che la grafica.

Idealmente la realizzazione di una grafica vincente per il libro si fa solo al 20% con i programmi di design. 

L’80% è studio e ricerca. 

Proprio come succede quando devi scrivere copy.

Si potrebbe dire che creare una copertina usando il DRD è, nella pratica, creare una sales letter visiva.

Ma come crearne una DAVVERO efficace?

Per creare la copertina del tuo libro hai bisogno delle 6 regole del DRD che ogni grafico dovrebbe conoscere

1. Conosci il tuo mercato: l’importanza della ricerca.

Ci sono alcuni falsi miti nel mondo della grafica. 

Uno di questi è che uno possa iniziare a realizzare design senza prima fare ricerca, affidandosi solo ed esclusivamente alla propria creatività.

Questa è una delle abitudini più deleterie in assoluto dei grafici creativi. 

Una di quelle in grado di ammazzare all’istante le potenzialità di qualsiasi materiale tu stia creando.

No, no e no.

Nel DRD l’80% del lavoro è ricerca di tutto quello che riguarda il tuo mercato, i tuoi competitor e come verrà distribuito il tuo libro.

Ti elenco alcune delle ricerche fondamentali da fare quando devi creare la grafica del tuo libro:

  • Ricerca di libri sul tuo stesso argomento su Amazon, internet e in libreria. Non per copiarli, ma per capire a cos’è abituato il mercato quando si tratta del tuo argomento.
  • Ricerca sui tuoi competitor: chi sono, che stile grafico usano e come si differenziano a livello visivo. Senza questa parte di ricerca c’è il rischio di lavorare a una copertina troppo simile a quelle dei competitor.
  • Ricerca di uno stile grafico adatto al libro. Questo dipende da molteplici fattori: se hai già un brand con un’identità grafica affermata, ad esempio

Per realizzare una grafica davvero efficace per il tuo libro, è fondamentale dedicare la maggior parte del tempo alla ricerca.

Un libro con un visual astratto e minimale è un libro destinato a lasciare per strada moltissime conversioni

2. Trova un visual unico e concreto legato al titolo

Nel mondo della grafica si è diffusa una malattia terribile che colpisce il 90% dei materiali dei marketing del mercato.

L’astrattismo minimale.

Che non è un piatto di alta cucina francese.

L’astrattismo minimale è la tendenza a ridurre tutti gli elementi grafici ai minimi termini mettendoci dentro forzatamente un qualche significato profondo.

Il risultato è che le grafiche sembrano tutte uguali tra loro.

E nessun materiale di marketing viene risparmiato: loghi, volantini, copertine, libri e chi più ne ha, più ne metta.

Purtroppo i tuoi clienti non troveranno chi gli spiega le grafiche vicino al tuo libro, quindi è importante che il visual della tua copertina sia il più concreto possibile.

E con concreto non intendo che devi mettere la foto di un mattone, ma che qualsiasi immagine scegli deve essere qualcosa di facilmente comprensibile e ricordabile.

Per creare un buon visual ci sono tendenzialmente due strade:

  • La prima è utilizzare l’imprenditore come visual. Il libro è il tuo e serve a te per posizionarti, quindi la tua foto (professionale) rimane sempre un ottimo jolly da giocarsi;
  • La seconda è trovare un visual collegato al titolo o al sottotitolo. Evita i visual che si distaccano troppo da titolo o sottotitolo. Rischi solo di confondere il lettore

3. Non esagerare con gli elementi in copertina

Ok, il libro fondamentalmente è una sales letter lunga.

Non un romanzo o un’autobiografia fatta per sentirsi attraenti.

Ok, siamo marketer e imprenditori, non scrittori hipster che passano le giornate da Starbucks a pettinarsi la barba.

Ma il tuo libro deve comunque somigliare a un libro!

Se ci metti una headline da 27 parole e una sub head da 42, mi spieghi come potrà mai sembrare un libro vero?

Esatto, non lo sembrerà. Verrà scambiato per qualcosa di scarso valore.

Vuoi che il tuo libro sia davvero una bomba in termini di vendite e popolarità?

Concentrati sul trovare una big idea che possa essere espressa con meno parole possibile senza perdere di forza.

Il tuo libro sembrerà un libro vero e la sua forza verrà decuplicata.

Troppi elementi in copertina disposti senza rispettare le regole delle Reading Gravity, rischiano solo di confondere il tuo lettore

Evita di scegliere caratteri corsivi o decorativi se non vuoi che la leggibilità del tuo libro cali a picco.

4. Usa dei caratteri leggibili o il tuo libro è morto

Ricordati sempre che il titolo del tuo libro deve essere leggibile anche con l’anteprima di copertina in piccole dimensioni (su Amazon, sulle sponsorizzate, etc…)

Se il titolo è troppo piccolo o scritto con un carattere decorativo incomprensibile, rischi che le persone non lo riescano a leggere quando lo vedono nelle sponsorizzate o sui thumbnail di Amazon.

Le persone hanno una capacità di attenzione incredibilmente bassa ed ogni millisecondo è prezioso per entrargli in testa.

Questo è il motivo per cui il tuo titolo deve leggersi molto molto bene anche se molto piccolo.

Per quanto riguarda il testo interno, la regola è solo una: font serif (graziati).

Times New Roman. Bodoni. Baskerville. Merryweather… vanno bene tutti, basta che siano serif.

Non esagerare con le dimensioni del testo interno: la dimensione media dei font dei libri si aggira tra i 9 e gli 11 punti.

La cosa migliore in assoluto sarebbe utilizzare gli stessi font della tua grafica coordinata (se non ne hai una, stai portando avanti il tuo brand con il freno a mano tirato.)

5. Mostra la copertina in anteprima sia ad amici che a clienti target

Siamo imprenditori innamorati delle nostre aziende e delle nostre idee: è normale che nella realizzazione della copertina del libro ci si metta più cuore che strategia.

Il rischio è di scegliere un design che piaccia a te, ma non al mercato.

Per guarire da questa malattia servono due ingredienti magici e, per tua fortuna, facilmente reperibili:

  • Il coraggio di rinunciare a ciò che ti piace per fare spazio a ciò che FUNZIONA
  • Dei beta tester a cui mostrare la grafica per capire se sei sulla strada giusta

Il che non vuol dire che ciò che diranno della tua copertina sarà oro colato. Tuttavia potrà aiutarti a correggere il tiro per avvicinarti il più possibile alla soluzione giusta.

Quindi mostra sempre le bozze ai tuoi amici, parenti, colleghi e clienti PRIMA di andare in stampa.

Vedrai che salteranno fuori decine di piccoli miglioramenti a cui non avevi pensato e che porteranno la grafica del tuo libro al livello successivo.

RIPETO: mostrare il tuo libro a dei “beta tester” non significa che tutto quello che diranno sarà vero.

Anzi, vuoi un consiglio?

Concentra la tua attenzione sulle primissime reazioni. Quelle che si vedono nei primissimi secondi in cui hanno il libro in mano.

Chiedi loro se il libro attirerebbe la loro attenzione se fossero in libreria e chiedigli anche di spiegarti di cosa parla secondo loro il libro.

Ricordati sempre che il beta tester spesso non è un direct marketer e nemmeno un DRD, quindi qualsiasi parere personale va preso con le pinze.

Se vuoi essere sicuro di non farti fregare dal loro parere magari sbagliato, leggi il punto 6.

Un beta tester del libro può farti capire quali saranno le reazioni delle persone alla vista del tuo libro. Usali sempre. Meglio se sono delle persone in target..

6. Considera di affidare il tuo libro ad un Designer a Risposta Diretta

Alla luce di tutto quello che devi tenere in considerazione per creare una grafica del libro efficace, una mossa intelligente potrebbe essere quella di affidarsi a un Designer a Risposta Diretta.

Perché solo un Designer a Risposta Diretta saprà realizzare una grafica che concili estetica e strategia alla perfezione.

Il tuo libro sembrerà un VERO LIBRO che potrai mostrare senza sembrare l’ennesimo marketer che si è improvvisato editore di sé stesso.

Grazie a un libro con una grafica concepita secondo le regole del DRD, i tuoi clienti non potranno fare a meno di ammirarti e di acquistare immediatamente il tuo libro.

Questo grazie a quello che in psicologia viene chiamato Effetto Alone, ovvero il giudicare le qualità intrinseche di un oggetto dalle apparenze.

Perciò se hai deciso di smettere di pubblicare il tuo libro con una grafica casalinga…

…o se ormai sei convinto anche tu che assoldare un grafico creativo non sia la scelta giusta da fare…

…allora scarica subito il Manuale di DRD “Prima leggerai questo, poi questo e infine questo”.

Al suo interno sono contenute regole PRATICHE da applicare immediatamente a qualsiasi materiale di marketing che devi produrre.

Libro compreso.

Per scaricarla non devi fare altro che andare su Risorse Gratuite cliccando qui.

Per questo articolo è tutto e ricorda.

Il Design a Risposta Diretta è la grafica che fa funzionare il tuo marketing.

Clicca qui per scaricare il Manuale Pratico

Caro imprendicopy,

in questo articolo vedrai uno dei lavori di cui vado più fiero in assoluto: il libro di Assunta Incarnato, la prima commercialista sovversiva d’Italia.

Perché questa intervista dovrebbe interessarti?

Perché quando Assunta mi ha contattato, si trovava nella tipica situazione in cui si trovano gli imprenditori che sono in difficoltà con i lavori di grafica.

Infatti non ero il primo, non ero il secondo, ma ero il TERZO designer che contattava per realizzare la grafica e l’impaginazione del suo libro “Quello che i commercialisti non dicono”.

Quando l’ho sentita al telefono la prima volta, potevo sentire chiaramente la sua diffidenza nei confronti della mia categoria professionale.

Era spazientita, arrabbiata e aveva paura che io sarei stato l’ennesimo designer incapace di creare un libro che fosse efficace in termini di vendita.

Per fortuna le cose sono andate diversamente e il suo libro sta ottenendo un successo che è andato oltre alle mie aspettative.

Ma non voglio che tu prenda le mie parole per buone a prescindere, perciò ho chiesto ad Assunta una mezz’ora di tempo per concedermi una breve intervista in cui è lei a raccontare la sua esperienza con me.

Ti consiglio di leggerla tutta perché non solo Assunta è una delle pochissime commercialiste che non ha paura di mettersi in gioco per gli imprenditori.

Ma anche perché alla fine di questo articolo troverai 6 regole per creare una grafica del tuo libro che renderà te e la tua azienda degli eroi agli occhi dei clienti.

Eccole qui

Buona lettura!

Intervista

D: Ciao Assunta! Come te la passi?

A: Ciao Davide! Io sto bene e ho appena finito la valigia! Dopo i risultati del libro, una bella vacanza sarà la ciliegina sulla torta!

D: Fantastico! Ti va di parlarci un po’ di te? Chi sei? Di cosa ti occupi?

A: Che domanda difficile… premesso che le persone possono leggere chi sono e cosa faccio direttamente sul mio blog Incarnato.Consulting, io sono una Commercialista Sovversiva.

D: Commercialista Sovversiva? Che vuol dire?

A: Vuol dire che in un mondo in cui la maggior parte dei commercialisti tendono a non entrare troppo all’interno delle aziende e dei loro processi, io mi ci butto a capofitto perché so che è l’unico modo per aiutare davvero gli imprenditori a far crescere i loro business.

D: Mi sembra davvero una figata! Come sei arrivata a fare quello che fai?

A: Io sono figlia di imprenditori e quindi ho sempre vissuto in azienda fin da piccola. Ero anche piuttosto brava a scuola, ma a differenza di quello che ci si poteva aspettare, ho deciso di non fare il Liceo e fare Ragioneria. Era una scelta inusuale per una ragazza, ma ero (e sono) follemente innamorata dell’ambiente aziendale. Non potevo fare scelta migliore.

Appena diplomata sono stata contattata da uno degli studi professionali più importanti di Merano e ho iniziato subito a lavorare.

Ma nonostante passassi più di 50 ore settimanali alla scrivania, avevo dentro di me delle domande che non trovavano risposta:

  • Cosa c’è al di là dei freddi numeri?
  • Come si costruisce un’azienda di successo e come la si gestisce?
  • Perché ci sono attività che prosperano e altre falliscono dopo qualche anno?

E allora, nonostante i ritmi lavorativi in studio fossero folli, iniziai l’Università di Economia dove mi sono laureata con il massimo dei voti. Ho poi continuato a studiare fino all’abilitazione come Dottore Commercialista.

Da lì ho iniziato a collaborare con diversi studi prestigiosi della mia zona dai quali ho supportato imprenditori di tutti i tipi: dall’artigiano che si compila le fatture a mano dopo una giornata di lavoro, alla SPA che macina diversi milioni l’anno.

Più affinavo le mie competenze, più il mio entusiasmo si spegneva: com’era possibile che il lavoro del commercialista dovesse limitarsi ad adempimenti, scartoffie, e burocrazia quando i VERI PROBLEMI degli imprenditori erano altri?

Perché un Dottore Commercialista, dopo un percorso di studi così faticoso, doveva finire per diventare un semplice segretario per lo Stato?

Questa è una cosa che non ho mai capito e tantomeno accettato. Non hai idea di quante volte ho litigato con i miei colleghi su questo argomento.

Nel 2017 ho rinunciato quindi a una carriera professionale più che promettente e ho raggiunto mio marito a Londra, dove lavorava da due anni.

Ho aperto un blog secondo gli stilemi di Frank Merenda e del Direct Marketing e ho iniziato a scrivere un articolo a settimana contenente strategie, risorse e consigli per gestire al meglio la propria impresa.

Ho diffuso in Italia alcune tematiche che nei paesi anglofoni sono all’ordine del giorno in ambito gestionale, ma che nel Bel Paese faticano ad arrivare.

Ora, a distanza di un anno, i risultati del blog e dei clienti con cui ho lavorato sono sorprendenti. Aprirlo è stata la scelta migliore sia per me e la mia attività, sia per aiutare quanti più imprenditori possibili.

D: Penso che la tua storia sia di ispirazione per tutte quelle persone che hanno delle idee nuove e rivoluzionarie, ma che negli ambienti accademici si sentono dare dei folli.

A: Ho fatto solo quello che sentivo giusto per veder fiorire le aziende. Essendoci cresciuta dentro, non posso fare a meno di provare una grande stima per chi decide di fare impresa, soprattutto in un paese “difficile” come l’Italia.

D: Parlaci un po’ del tuo libro “Quello che i commercialisti non dicono”. Perché hai deciso di scriverlo?

A: I motivi sono due. Il primo è perché avere un blog che funziona aiuta moltissimo ad entrare in contatto con i clienti, ma non c’è nulla che crei più autorità agli occhi del mercato di un libro vero e proprio.

D: Verissimo. Quando si tratta di Direct Marketing i libri sono fondamentali per acquisire un’autorità che solo con il blog fai fatica ad ottenere. Il secondo motivo invece?

A: Diciamo che “Quello che i Commercialisti non Dicono” è il libro che avrei voluto avere tra le mani quando ho iniziato la mia attività come consulente e imprenditrice. Al suo interno sintetizzato tutto ciò che ho imparato di davvero utile e pratico in più di 20 anni di lavoro negli studi professionali.

E’ un libro che tratta in modo semplice argomenti molto complessi come la gestione dei fornitori, delle risorse aziendali e delle imposte, per dirne alcuni.

Fino adesso i feedback sono molto buoni. Spero che questo libro sia davvero utile agli imprenditori perché nelle sue quasi 300 pagine, ho inserito tutto (ma proprio tutto) quello che può tornare utile a chi deve gestire un’impresa.

D: Perché le persone dovrebbero leggerlo?

Io sono troppo di parte e non mi sento di esprimere un parere. Ti va se invece di risponderti io a questa domanda, inseriamo qualche testimonianza di chi lo ha letto?

A: Certamente!

D: Grande.

D: Ok Assunta, siamo in chiusura! Ti faccio un paio di domande prima di chiudere, ok?

A: Va benissimo!

D: La prima è di raccontare com’è stata la tua esperienza con me: ti sei trovata bene? 

A: Ti dirò la verità. Quando ti ho contattato la prima volta ero abbastanza disperata.

Il mio libro era già passato per le mani di due designer che non erano riusciti a tirare fuori una grafica e un’impaginazione all’altezza delle mie aspettative.

Mi hanno fatto perdere una quantità di tempo incredibile e devo ammettere che la mia fiducia nei grafici era colata a picco.

Poi sei arrivato tu che non solo sei riuscito a tirare fuori una grafica all’altezza delle aspettative, ma sei riuscito a crearla perfettamente in linea con tutta la mia strategia.

Mi hai sempre seguita e hai accolto tutte le mie richieste. Mi hai aiutato a scremare le idee buone da quelle meno buone, spiegandomi con pazienza le ragioni per cui alcune soluzioni erano migliori di altre.

E il risultato, beh, si è visto. Il libro sta ottenendo un ottimo successo in termini di vendita e sono già stata contattata da diversi imprenditori. Tra i quali uno con un’azienda da 2.5M di fatturato.

D: Questi sono i risultati che puoi aspettarti grazie alla combinazione tra un ottimo contenuto e il Design a Risposta Diretta. La seconda domanda è: te la senti di dare un consiglio agli imprenditori che ci stanno leggendo e che, magari, in questi anni, si sono trovati in difficoltà a causa della crisi?

A: Vorrei dire solo che sono degli eroi. Dico davvero. Per fare impresa in Italia bisogna essere delle rocce.

Vorrei anche dire che se le cose sono andate o stanno andando male, non significa che debbano continuare per sempre in questo modo.

A volte però, per uscire da una situazione difficile, c’è bisogno di un aiuto esterno. 

Cari imprenditori, non abbiate timore di chiedere aiuto.

A volte anche solo una piccola implementazione a livello gestionale o organizzativa, può togliervi dei macigni enormi dalle spalle permettendovi di riacquisire la serenità perduta o di portare la vostra impresa al livello successivo.

D: Grazie Assunta, sei stata preziosissima.

A: Grazie a te Davide. Spero che ne uscirà un bell’articolo

La copertina di “Quello che i commercialisti non dicono”

Le 6 regole per un libro che aumenta le vendite.

Come già detto nell’intervista, il libro è uno degli strumenti più efficaci in assoluto per creare autorità agli occhi del tuo pubblico.

E non lo dico io. Lo dicono tutti i più grandi marketer esistenti: da Frank Merenda a Dan Kennedy, da Gary Bencivenga a Lori Haller.

Il libro è assolutamente fondamentale all’interno della tua strategia di marketing.

E sono davvero contento quando imprenditori come te mi contattano per realizzarne la grafica. E’ un piacere e anche un onore mettermi al tuo servizio ed evitare che tutto quel lavoro vada sprecato.

Perchè è questo quello che succede quando affidi il tuo libro nelle mani del grafico sbagliato: parte delle tue conversioni vengono sprecate.

Rimangono lì per strada quando invece potrebbero essere tue.

E il problema non è che il libro esca brutto.

Il vero problema è se la copertina e le pagine del tuo libro non trasmettono il tuo messaggio di marketing in modo abbastanza veloce ed efficace.

La bellezza estetica non è una condizione sufficiente per fare si che il tuo libro venga venduto.

Le cose davvero importanti sono che:

  • L’interno del libro sia estremamente leggibile. Solo impaginarlo con il carattere sbagliato rischia di dimezzare la facilità di lettura.
  • Se il tuo libro è difficile da leggere, non solo i clienti non arrivano alla tua CTA, ma troveranno il tuo messaggio anche difficile da comprendere.
  • La copertina deve essere concepita non su base estetica, ma su base strategica. Altrimenti il tuo libro rischia di non differenziarsi e di non vendere quanto potrebbe.

Purtroppo viviamo in un mondo dove la grafica creativa domina incontrastata e grafica illeggibili e inefficaci vengono ogni giorno immessi nel mercato.

Gli imprenditori hanno subito un lavaggio del cervello silenzioso ma costante, che li ha convinti che i loro materiali di marketing debbano essere belli e creativi per vendere.

Il problema è che i materiali di marketing belli ma su cui non è stato fatto un serio lavoro di ricerca, lasceranno un’enorme quantità di clienti per strada.

Purtroppo (o per fortuna) le cose non stanno così.

Per questo la grafica del tuo libro (e di tutti gli altri materiali) va concepita studiando il mercato prima che la grafica.

Idealmente la realizzazione di una grafica vincente per il libro si fa solo al 20% con i programmi di design. 

L’80% è studio e ricerca. 

Proprio come succede quando devi scrivere copy.

Si potrebbe dire che creare una copertina usando il DRD è, nella pratica, creare una sales letter visiva.

Ma come crearne una DAVVERO efficace?

Per creare la copertina del tuo libro hai bisogno delle 6 regole del DRD che ogni grafico dovrebbe conoscere

1. Conosci il tuo mercato: l’importanza della ricerca.

Ci sono alcuni falsi miti nel mondo della grafica. 

Uno di questi è che uno possa iniziare a realizzare design senza prima fare ricerca, affidandosi solo ed esclusivamente alla propria creatività.

Questa è una delle abitudini più deleterie in assoluto dei grafici creativi. 

Una di quelle in grado di ammazzare all’istante le potenzialità di qualsiasi materiale tu stia creando.

No, no e no.

Nel DRD l’80% del lavoro è ricerca di tutto quello che riguarda il tuo mercato, i tuoi competitor e come verrà distribuito il tuo libro.

Ti elenco alcune delle ricerche fondamentali da fare quando devi creare la grafica del tuo libro:

  • Ricerca di libri sul tuo stesso argomento su Amazon, internet e in libreria. Non per copiarli, ma per capire a cos’è abituato il mercato quando si tratta del tuo argomento.
  • Ricerca sui tuoi competitor: chi sono, che stile grafico usano e come si differenziano a livello visivo. Senza questa parte di ricerca c’è il rischio di lavorare a una copertina troppo simile a quelle dei competitor.
  • Ricerca di uno stile grafico adatto al libro. Questo dipende da molteplici fattori: se hai già un brand con un’identità grafica affermata, ad esempio

Per realizzare una grafica davvero efficace per il tuo libro, è fondamentale dedicare la maggior parte del tempo alla ricerca.

Un libro con un visual astratto e minimale è un libro destinato a lasciare per strada moltissime conversioni

2. Trova un visual unico e concreto legato al titolo

Nel mondo della grafica si è diffusa una malattia terribile che colpisce il 90% dei materiali dei marketing del mercato.

L’astrattismo minimale.

Che non è un piatto di alta cucina francese.

L’astrattismo minimale è la tendenza a ridurre tutti gli elementi grafici ai minimi termini mettendoci dentro forzatamente un qualche significato profondo.

Il risultato è che le grafiche sembrano tutte uguali tra loro.

E nessun materiale di marketing viene risparmiato: loghi, volantini, copertine, libri e chi più ne ha, più ne metta.

Purtroppo i tuoi clienti non troveranno chi gli spiega le grafiche vicino al tuo libro, quindi è importante che il visual della tua copertina sia il più concreto possibile.

E con concreto non intendo che devi mettere la foto di un mattone, ma che qualsiasi immagine scegli deve essere qualcosa di facilmente comprensibile e ricordabile.

Per creare un buon visual ci sono tendenzialmente due strade:

  • La prima è utilizzare l’imprenditore come visual. Il libro è il tuo e serve a te per posizionarti, quindi la tua foto (professionale) rimane sempre un ottimo jolly da giocarsi;
  • La seconda è trovare un visual collegato al titolo o al sottotitolo. Evita i visual che si distaccano troppo da titolo o sottotitolo. Rischi solo di confondere il lettore

3. Non esagerare con gli elementi in copertina

Ok, il libro fondamentalmente è una sales letter lunga.

Non un romanzo o un’autobiografia fatta per sentirsi attraenti.

Ok, siamo marketer e imprenditori, non scrittori hipster che passano le giornate da Starbucks a pettinarsi la barba.

Ma il tuo libro deve comunque somigliare a un libro!

Se ci metti una headline da 27 parole e una sub head da 42, mi spieghi come potrà mai sembrare un libro vero?

Esatto, non lo sembrerà. Verrà scambiato per qualcosa di scarso valore.

Vuoi che il tuo libro sia davvero una bomba in termini di vendite e popolarità?

Concentrati sul trovare una big idea che possa essere espressa con meno parole possibile senza perdere di forza.

Il tuo libro sembrerà un libro vero e la sua forza verrà decuplicata.

Troppi elementi in copertina disposti senza rispettare le regole delle Reading Gravity, rischiano solo di confondere il tuo lettore

Evita di scegliere caratteri corsivi o decorativi se non vuoi che la leggibilità del tuo libro cali a picco.

4. Usa dei caratteri leggibili o il tuo libro è morto

Ricordati sempre che il titolo del tuo libro deve essere leggibile anche con l’anteprima di copertina in piccole dimensioni (su Amazon, sulle sponsorizzate, etc…)

Se il titolo è troppo piccolo o scritto con un carattere decorativo incomprensibile, rischi che le persone non lo riescano a leggere quando lo vedono nelle sponsorizzate o sui thumbnail di Amazon.

Le persone hanno una capacità di attenzione incredibilmente bassa ed ogni millisecondo è prezioso per entrargli in testa.

Questo è il motivo per cui il tuo titolo deve leggersi molto molto bene anche se molto piccolo.

Per quanto riguarda il testo interno, la regola è solo una: font serif (graziati).

Times New Roman. Bodoni. Baskerville. Merryweather… vanno bene tutti, basta che siano serif.

Non esagerare con le dimensioni del testo interno: la dimensione media dei font dei libri si aggira tra i 9 e gli 11 punti.

La cosa migliore in assoluto sarebbe utilizzare gli stessi font della tua grafica coordinata (se non ne hai una, stai portando avanti il tuo brand con il freno a mano tirato.)

5. Mostra la copertina in anteprima sia ad amici che a clienti target

Siamo imprenditori innamorati delle nostre aziende e delle nostre idee: è normale che nella realizzazione della copertina del libro ci si metta più cuore che strategia.

Il rischio è di scegliere un design che piaccia a te, ma non al mercato.

Per guarire da questa malattia servono due ingredienti magici e, per tua fortuna, facilmente reperibili:

  • Il coraggio di rinunciare a ciò che ti piace per fare spazio a ciò che FUNZIONA
  • Dei beta tester a cui mostrare la grafica per capire se sei sulla strada giusta

Il che non vuol dire che ciò che diranno della tua copertina sarà oro colato. Tuttavia potrà aiutarti a correggere il tiro per avvicinarti il più possibile alla soluzione giusta.

Quindi mostra sempre le bozze ai tuoi amici, parenti, colleghi e clienti PRIMA di andare in stampa.

Vedrai che salteranno fuori decine di piccoli miglioramenti a cui non avevi pensato e che porteranno la grafica del tuo libro al livello successivo.

RIPETO: mostrare il tuo libro a dei “beta tester” non significa che tutto quello che diranno sarà vero.

Anzi, vuoi un consiglio?

Concentra la tua attenzione sulle primissime reazioni. Quelle che si vedono nei primissimi secondi in cui hanno il libro in mano.

Chiedi loro se il libro attirerebbe la loro attenzione se fossero in libreria e chiedigli anche di spiegarti di cosa parla secondo loro il libro.

Ricordati sempre che il beta tester spesso non è un direct marketer e nemmeno un DRD, quindi qualsiasi parere personale va preso con le pinze.

Se vuoi essere sicuro di non farti fregare dal loro parere magari sbagliato, leggi il punto 6.

Un beta tester del libro può farti capire quali saranno le reazioni delle persone alla vista del tuo libro. Usali sempre. Meglio se sono delle persone in target..

6. Considera di affidare il tuo libro ad un Designer a Risposta Diretta

Alla luce di tutto quello che devi tenere in considerazione per creare una grafica del libro efficace, una mossa intelligente potrebbe essere quella di affidarsi a un Designer a Risposta Diretta.

Perché solo un Designer a Risposta Diretta saprà realizzare una grafica che concili estetica e strategia alla perfezione.

Il tuo libro sembrerà un VERO LIBRO che potrai mostrare senza sembrare l’ennesimo marketer che si è improvvisato editore di sé stesso.

Grazie a un libro con una grafica concepita secondo le regole del DRD, i tuoi clienti non potranno fare a meno di ammirarti e di acquistare immediatamente il tuo libro.

Questo grazie a quello che in psicologia viene chiamato Effetto Alone, ovvero il giudicare le qualità intrinseche di un oggetto dalle apparenze.

Perciò se hai deciso di smettere di pubblicare il tuo libro con una grafica casalinga…

…o se ormai sei convinto anche tu che assoldare un grafico creativo non sia la scelta giusta da fare…

…allora scarica subito il Manuale di DRD “Prima leggerai questo, poi questo e infine questo”.

Al suo interno sono contenute regole PRATICHE da applicare immediatamente a qualsiasi materiale di marketing che devi produrre.

Libro compreso.

Per scaricarla non devi fare altro che andare su Risorse Gratuite cliccando qui.

Per questo articolo è tutto e ricorda.

Il Design a Risposta Diretta è la grafica che fa funzionare il tuo marketing.

Clicca qui per scaricare il Manuale Pratico