6 REGOLE PRATICHE PER VENDERE 150 COPIE DEL TUO LIBRO IN UN MESE E CONQUISTARE UN CLIENTE NUOVO DA 2.5 MILIONI DI EURO.

Caro imprendicopy,

in questo articolo vedrai uno dei lavori di cui vado più fiero in assoluto: il libro di Assunta Incarnato, la prima commercialista sovversiva d’Italia.

Perché questa intervista dovrebbe interessarti?

Perché quando Assunta mi ha contattato, si trovava nella tipica situazione in cui si trovano gli imprenditori che sono in difficoltà con i lavori di grafica.

Infatti non ero il primo, non ero il secondo, ma ero il TERZO designer che contattava per realizzare la grafica e l’impaginazione del suo libro “Quello che i commercialisti non dicono”.

Quando l’ho sentita al telefono la prima volta, potevo sentire chiaramente la sua diffidenza nei confronti della mia categoria professionale.

Era spazientita, arrabbiata e aveva paura che io sarei stato l’ennesimo designer incapace di creare un libro che fosse efficace in termini di vendita.

Per fortuna le cose sono andate diversamente e il suo libro sta ottenendo un successo che è andato oltre alle mie aspettative.

Ma non voglio che tu prenda le mie parole per buone a prescindere, perciò ho chiesto ad Assunta una mezz’ora di tempo per concedermi una breve intervista in cui è lei a raccontare la sua esperienza con me.

Ti consiglio di leggerla tutta perché non solo Assunta è una delle pochissime commercialiste che non ha paura di mettersi in gioco per gli imprenditori.

Ma anche perché alla fine di questo articolo troverai 6 regole per creare una grafica del tuo libro che renderà te e la tua azienda degli eroi agli occhi dei clienti.

Eccole qui

Buona lettura!

Intervista

D: Ciao Assunta! Come te la passi?

A: Ciao Davide! Io sto bene e ho appena finito la valigia! Dopo i risultati del libro, una bella vacanza sarà la ciliegina sulla torta!

D: Fantastico! Ti va di parlarci un po’ di te? Chi sei? Di cosa ti occupi?

A: Che domanda difficile… premesso che le persone possono leggere chi sono e cosa faccio direttamente sul mio blog Incarnato.Consulting, io sono una Commercialista Sovversiva.

D: Commercialista Sovversiva? Che vuol dire?

A: Vuol dire che in un mondo in cui la maggior parte dei commercialisti tendono a non entrare troppo all’interno delle aziende e dei loro processi, io mi ci butto a capofitto perché so che è l’unico modo per aiutare davvero gli imprenditori a far crescere i loro business.

D: Mi sembra davvero una figata! Come sei arrivata a fare quello che fai?

A: Io sono figlia di imprenditori e quindi ho sempre vissuto in azienda fin da piccola. Ero anche piuttosto brava a scuola, ma a differenza di quello che ci si poteva aspettare, ho deciso di non fare il Liceo e fare Ragioneria. Era una scelta inusuale per una ragazza, ma ero (e sono) follemente innamorata dell’ambiente aziendale. Non potevo fare scelta migliore.

Appena diplomata sono stata contattata da uno degli studi professionali più importanti di Merano e ho iniziato subito a lavorare.

Ma nonostante passassi più di 50 ore settimanali alla scrivania, avevo dentro di me delle domande che non trovavano risposta:

  • Cosa c’è al di là dei freddi numeri?
  • Come si costruisce un’azienda di successo e come la si gestisce?
  • Perché ci sono attività che prosperano e altre falliscono dopo qualche anno?

E allora, nonostante i ritmi lavorativi in studio fossero folli, iniziai l’Università di Economia dove mi sono laureata con il massimo dei voti. Ho poi continuato a studiare fino all’abilitazione come Dottore Commercialista.

Da lì ho iniziato a collaborare con diversi studi prestigiosi della mia zona dai quali ho supportato imprenditori di tutti i tipi: dall’artigiano che si compila le fatture a mano dopo una giornata di lavoro, alla SPA che macina diversi milioni l’anno.

Più affinavo le mie competenze, più il mio entusiasmo si spegneva: com’era possibile che il lavoro del commercialista dovesse limitarsi ad adempimenti, scartoffie, e burocrazia quando i VERI PROBLEMI degli imprenditori erano altri?

Perché un Dottore Commercialista, dopo un percorso di studi così faticoso, doveva finire per diventare un semplice segretario per lo Stato?

Questa è una cosa che non ho mai capito e tantomeno accettato. Non hai idea di quante volte ho litigato con i miei colleghi su questo argomento.

Nel 2017 ho rinunciato quindi a una carriera professionale più che promettente e ho raggiunto mio marito a Londra, dove lavorava da due anni.

Ho aperto un blog secondo gli stilemi di Frank Merenda e del Direct Marketing e ho iniziato a scrivere un articolo a settimana contenente strategie, risorse e consigli per gestire al meglio la propria impresa.

Ho diffuso in Italia alcune tematiche che nei paesi anglofoni sono all’ordine del giorno in ambito gestionale, ma che nel Bel Paese faticano ad arrivare.

Ora, a distanza di un anno, i risultati del blog e dei clienti con cui ho lavorato sono sorprendenti. Aprirlo è stata la scelta migliore sia per me e la mia attività, sia per aiutare quanti più imprenditori possibili.

D: Penso che la tua storia sia di ispirazione per tutte quelle persone che hanno delle idee nuove e rivoluzionarie, ma che negli ambienti accademici si sentono dare dei folli.

A: Ho fatto solo quello che sentivo giusto per veder fiorire le aziende. Essendoci cresciuta dentro, non posso fare a meno di provare una grande stima per chi decide di fare impresa, soprattutto in un paese “difficile” come l’Italia.

D: Parlaci un po’ del tuo libro “Quello che i commercialisti non dicono”. Perché hai deciso di scriverlo?

A: I motivi sono due. Il primo è perché avere un blog che funziona aiuta moltissimo ad entrare in contatto con i clienti, ma non c’è nulla che crei più autorità agli occhi del mercato di un libro vero e proprio.

D: Verissimo. Quando si tratta di Direct Marketing i libri sono fondamentali per acquisire un’autorità che solo con il blog fai fatica ad ottenere. Il secondo motivo invece?

A: Diciamo che “Quello che i Commercialisti non Dicono” è il libro che avrei voluto avere tra le mani quando ho iniziato la mia attività come consulente e imprenditrice. Al suo interno sintetizzato tutto ciò che ho imparato di davvero utile e pratico in più di 20 anni di lavoro negli studi professionali.

E’ un libro che tratta in modo semplice argomenti molto complessi come la gestione dei fornitori, delle risorse aziendali e delle imposte, per dirne alcuni.

Fino adesso i feedback sono molto buoni. Spero che questo libro sia davvero utile agli imprenditori perché nelle sue quasi 300 pagine, ho inserito tutto (ma proprio tutto) quello che può tornare utile a chi deve gestire un’impresa.

D: Perché le persone dovrebbero leggerlo?

Io sono troppo di parte e non mi sento di esprimere un parere. Ti va se invece di risponderti io a questa domanda, inseriamo qualche testimonianza di chi lo ha letto?

A: Certamente!

D: Grande.

D: Ok Assunta, siamo in chiusura! Ti faccio un paio di domande prima di chiudere, ok?

A: Va benissimo!

D: La prima è di raccontare com’è stata la tua esperienza con me: ti sei trovata bene? 

A: Ti dirò la verità. Quando ti ho contattato la prima volta ero abbastanza disperata.

Il mio libro era già passato per le mani di due designer che non erano riusciti a tirare fuori una grafica e un’impaginazione all’altezza delle mie aspettative.

Mi hanno fatto perdere una quantità di tempo incredibile e devo ammettere che la mia fiducia nei grafici era colata a picco.

Poi sei arrivato tu che non solo sei riuscito a tirare fuori una grafica all’altezza delle aspettative, ma sei riuscito a crearla perfettamente in linea con tutta la mia strategia.

Mi hai sempre seguita e hai accolto tutte le mie richieste. Mi hai aiutato a scremare le idee buone da quelle meno buone, spiegandomi con pazienza le ragioni per cui alcune soluzioni erano migliori di altre.

E il risultato, beh, si è visto. Il libro sta ottenendo un ottimo successo in termini di vendita e sono già stata contattata da diversi imprenditori. Tra i quali uno con un’azienda da 2.5M di fatturato.

D: Questi sono i risultati che puoi aspettarti grazie alla combinazione tra un ottimo contenuto e il Design a Risposta Diretta. La seconda domanda è: te la senti di dare un consiglio agli imprenditori che ci stanno leggendo e che, magari, in questi anni, si sono trovati in difficoltà a causa della crisi?

A: Vorrei dire solo che sono degli eroi. Dico davvero. Per fare impresa in Italia bisogna essere delle rocce.

Vorrei anche dire che se le cose sono andate o stanno andando male, non significa che debbano continuare per sempre in questo modo.

A volte però, per uscire da una situazione difficile, c’è bisogno di un aiuto esterno. 

Cari imprenditori, non abbiate timore di chiedere aiuto.

A volte anche solo una piccola implementazione a livello gestionale o organizzativa, può togliervi dei macigni enormi dalle spalle permettendovi di riacquisire la serenità perduta o di portare la vostra impresa al livello successivo.

D: Grazie Assunta, sei stata preziosissima.

A: Grazie a te Davide. Spero che ne uscirà un bell’articolo

La copertina di “Quello che i commercialisti non dicono”

Le 6 regole per un libro che aumenta le vendite.

Come già detto nell’intervista, il libro è uno degli strumenti più efficaci in assoluto per creare autorità agli occhi del tuo pubblico.

E non lo dico io. Lo dicono tutti i più grandi marketer esistenti: da Frank Merenda a Dan Kennedy, da Gary Bencivenga a Lori Haller.

Il libro è assolutamente fondamentale all’interno della tua strategia di marketing.

E sono davvero contento quando imprenditori come te mi contattano per realizzarne la grafica. E’ un piacere e anche un onore mettermi al tuo servizio ed evitare che tutto quel lavoro vada sprecato.

Perchè è questo quello che succede quando affidi il tuo libro nelle mani del grafico sbagliato: parte delle tue conversioni vengono sprecate.

Rimangono lì per strada quando invece potrebbero essere tue.

E il problema non è che il libro esca brutto.

Il vero problema è se la copertina e le pagine del tuo libro non trasmettono il tuo messaggio di marketing in modo abbastanza veloce ed efficace.

La bellezza estetica non è una condizione sufficiente per fare si che il tuo libro venga venduto.

Le cose davvero importanti sono che:

  • L’interno del libro sia estremamente leggibile. Solo impaginarlo con il carattere sbagliato rischia di dimezzare la facilità di lettura.
  • Se il tuo libro è difficile da leggere, non solo i clienti non arrivano alla tua CTA, ma troveranno il tuo messaggio anche difficile da comprendere.
  • La copertina deve essere concepita non su base estetica, ma su base strategica. Altrimenti il tuo libro rischia di non differenziarsi e di non vendere quanto potrebbe.

Purtroppo viviamo in un mondo dove la grafica creativa domina incontrastata e grafica illeggibili e inefficaci vengono ogni giorno immessi nel mercato.

Gli imprenditori hanno subito un lavaggio del cervello silenzioso ma costante, che li ha convinti che i loro materiali di marketing debbano essere belli e creativi per vendere.

Il problema è che i materiali di marketing belli ma su cui non è stato fatto un serio lavoro di ricerca, lasceranno un’enorme quantità di clienti per strada.

Purtroppo (o per fortuna) le cose non stanno così.

Per questo la grafica del tuo libro (e di tutti gli altri materiali) va concepita studiando il mercato prima che la grafica.

Idealmente la realizzazione di una grafica vincente per il libro si fa solo al 20% con i programmi di design. 

L’80% è studio e ricerca. 

Proprio come succede quando devi scrivere copy.

Si potrebbe dire che creare una copertina usando il DRD è, nella pratica, creare una sales letter visiva.

Ma come crearne una DAVVERO efficace?

Per creare la copertina del tuo libro hai bisogno delle 6 regole del DRD che ogni grafico dovrebbe conoscere

1. Conosci il tuo mercato: l’importanza della ricerca.

Ci sono alcuni falsi miti nel mondo della grafica. 

Uno di questi è che uno possa iniziare a realizzare design senza prima fare ricerca, affidandosi solo ed esclusivamente alla propria creatività.

Questa è una delle abitudini più deleterie in assoluto dei grafici creativi. 

Una di quelle in grado di ammazzare all’istante le potenzialità di qualsiasi materiale tu stia creando.

No, no e no.

Nel DRD l’80% del lavoro è ricerca di tutto quello che riguarda il tuo mercato, i tuoi competitor e come verrà distribuito il tuo libro.

Ti elenco alcune delle ricerche fondamentali da fare quando devi creare la grafica del tuo libro:

  • Ricerca di libri sul tuo stesso argomento su Amazon, internet e in libreria. Non per copiarli, ma per capire a cos’è abituato il mercato quando si tratta del tuo argomento.
  • Ricerca sui tuoi competitor: chi sono, che stile grafico usano e come si differenziano a livello visivo. Senza questa parte di ricerca c’è il rischio di lavorare a una copertina troppo simile a quelle dei competitor.
  • Ricerca di uno stile grafico adatto al libro. Questo dipende da molteplici fattori: se hai già un brand con un’identità grafica affermata, ad esempio

Per realizzare una grafica davvero efficace per il tuo libro, è fondamentale dedicare la maggior parte del tempo alla ricerca.

Un libro con un visual astratto e minimale è un libro destinato a lasciare per strada moltissime conversioni

2. Trova un visual unico e concreto legato al titolo

Nel mondo della grafica si è diffusa una malattia terribile che colpisce il 90% dei materiali dei marketing del mercato.

L’astrattismo minimale.

Che non è un piatto di alta cucina francese.

L’astrattismo minimale è la tendenza a ridurre tutti gli elementi grafici ai minimi termini mettendoci dentro forzatamente un qualche significato profondo.

Il risultato è che le grafiche sembrano tutte uguali tra loro.

E nessun materiale di marketing viene risparmiato: loghi, volantini, copertine, libri e chi più ne ha, più ne metta.

Purtroppo i tuoi clienti non troveranno chi gli spiega le grafiche vicino al tuo libro, quindi è importante che il visual della tua copertina sia il più concreto possibile.

E con concreto non intendo che devi mettere la foto di un mattone, ma che qualsiasi immagine scegli deve essere qualcosa di facilmente comprensibile e ricordabile.

Per creare un buon visual ci sono tendenzialmente due strade:

  • La prima è utilizzare l’imprenditore come visual. Il libro è il tuo e serve a te per posizionarti, quindi la tua foto (professionale) rimane sempre un ottimo jolly da giocarsi;
  • La seconda è trovare un visual collegato al titolo o al sottotitolo. Evita i visual che si distaccano troppo da titolo o sottotitolo. Rischi solo di confondere il lettore

3. Non esagerare con gli elementi in copertina

Ok, il libro fondamentalmente è una sales letter lunga.

Non un romanzo o un’autobiografia fatta per sentirsi attraenti.

Ok, siamo marketer e imprenditori, non scrittori hipster che passano le giornate da Starbucks a pettinarsi la barba.

Ma il tuo libro deve comunque somigliare a un libro!

Se ci metti una headline da 27 parole e una sub head da 42, mi spieghi come potrà mai sembrare un libro vero?

Esatto, non lo sembrerà. Verrà scambiato per qualcosa di scarso valore.

Vuoi che il tuo libro sia davvero una bomba in termini di vendite e popolarità?

Concentrati sul trovare una big idea che possa essere espressa con meno parole possibile senza perdere di forza.

Il tuo libro sembrerà un libro vero e la sua forza verrà decuplicata.

Troppi elementi in copertina disposti senza rispettare le regole delle Reading Gravity, rischiano solo di confondere il tuo lettore

Evita di scegliere caratteri corsivi o decorativi se non vuoi che la leggibilità del tuo libro cali a picco.

4. Usa dei caratteri leggibili o il tuo libro è morto

Ricordati sempre che il titolo del tuo libro deve essere leggibile anche con l’anteprima di copertina in piccole dimensioni (su Amazon, sulle sponsorizzate, etc…)

Se il titolo è troppo piccolo o scritto con un carattere decorativo incomprensibile, rischi che le persone non lo riescano a leggere quando lo vedono nelle sponsorizzate o sui thumbnail di Amazon.

Le persone hanno una capacità di attenzione incredibilmente bassa ed ogni millisecondo è prezioso per entrargli in testa.

Questo è il motivo per cui il tuo titolo deve leggersi molto molto bene anche se molto piccolo.

Per quanto riguarda il testo interno, la regola è solo una: font serif (graziati).

Times New Roman. Bodoni. Baskerville. Merryweather… vanno bene tutti, basta che siano serif.

Non esagerare con le dimensioni del testo interno: la dimensione media dei font dei libri si aggira tra i 9 e gli 11 punti.

La cosa migliore in assoluto sarebbe utilizzare gli stessi font della tua grafica coordinata (se non ne hai una, stai portando avanti il tuo brand con il freno a mano tirato.)

5. Mostra la copertina in anteprima sia ad amici che a clienti target

Siamo imprenditori innamorati delle nostre aziende e delle nostre idee: è normale che nella realizzazione della copertina del libro ci si metta più cuore che strategia.

Il rischio è di scegliere un design che piaccia a te, ma non al mercato.

Per guarire da questa malattia servono due ingredienti magici e, per tua fortuna, facilmente reperibili:

  • Il coraggio di rinunciare a ciò che ti piace per fare spazio a ciò che FUNZIONA
  • Dei beta tester a cui mostrare la grafica per capire se sei sulla strada giusta

Il che non vuol dire che ciò che diranno della tua copertina sarà oro colato. Tuttavia potrà aiutarti a correggere il tiro per avvicinarti il più possibile alla soluzione giusta.

Quindi mostra sempre le bozze ai tuoi amici, parenti, colleghi e clienti PRIMA di andare in stampa.

Vedrai che salteranno fuori decine di piccoli miglioramenti a cui non avevi pensato e che porteranno la grafica del tuo libro al livello successivo.

RIPETO: mostrare il tuo libro a dei “beta tester” non significa che tutto quello che diranno sarà vero.

Anzi, vuoi un consiglio?

Concentra la tua attenzione sulle primissime reazioni. Quelle che si vedono nei primissimi secondi in cui hanno il libro in mano.

Chiedi loro se il libro attirerebbe la loro attenzione se fossero in libreria e chiedigli anche di spiegarti di cosa parla secondo loro il libro.

Ricordati sempre che il beta tester spesso non è un direct marketer e nemmeno un DRD, quindi qualsiasi parere personale va preso con le pinze.

Se vuoi essere sicuro di non farti fregare dal loro parere magari sbagliato, leggi il punto 6.

Un beta tester del libro può farti capire quali saranno le reazioni delle persone alla vista del tuo libro. Usali sempre. Meglio se sono delle persone in target..

6. Considera di affidare il tuo libro ad un Designer a Risposta Diretta

Alla luce di tutto quello che devi tenere in considerazione per creare una grafica del libro efficace, una mossa intelligente potrebbe essere quella di affidarsi a un Designer a Risposta Diretta.

Perché solo un Designer a Risposta Diretta saprà realizzare una grafica che concili estetica e strategia alla perfezione.

Il tuo libro sembrerà un VERO LIBRO che potrai mostrare senza sembrare l’ennesimo marketer che si è improvvisato editore di sé stesso.

Grazie a un libro con una grafica concepita secondo le regole del DRD, i tuoi clienti non potranno fare a meno di ammirarti e di acquistare immediatamente il tuo libro.

Questo grazie a quello che in psicologia viene chiamato Effetto Alone, ovvero il giudicare le qualità intrinseche di un oggetto dalle apparenze.

Perciò se hai deciso di smettere di pubblicare il tuo libro con una grafica casalinga…

…o se ormai sei convinto anche tu che assoldare un grafico creativo non sia la scelta giusta da fare…

…allora scarica subito il Manuale di DRD “Prima leggerai questo, poi questo e infine questo”.

Al suo interno sono contenute regole PRATICHE da applicare immediatamente a qualsiasi materiale di marketing che devi produrre.

Libro compreso.

Per scaricarla non devi fare altro che andare su Risorse Gratuite cliccando qui.

Per questo articolo è tutto e ricorda.

Il Design a Risposta Diretta è la grafica che fa funzionare il tuo marketing.

Clicca qui per scaricare il Manuale Pratico

Caro imprendicopy,

in questo articolo vedrai uno dei lavori di cui vado più fiero in assoluto: il libro di Assunta Incarnato, la prima commercialista sovversiva d’Italia.

Perché questa intervista dovrebbe interessarti?

Perché quando Assunta mi ha contattato, si trovava nella tipica situazione in cui si trovano gli imprenditori che sono in difficoltà con i lavori di grafica.

Infatti non ero il primo, non ero il secondo, ma ero il TERZO designer che contattava per realizzare la grafica e l’impaginazione del suo libro “Quello che i commercialisti non dicono”.

Quando l’ho sentita al telefono la prima volta, potevo sentire chiaramente la sua diffidenza nei confronti della mia categoria professionale.

Era spazientita, arrabbiata e aveva paura che io sarei stato l’ennesimo designer incapace di creare un libro che fosse efficace in termini di vendita.

Per fortuna le cose sono andate diversamente e il suo libro sta ottenendo un successo che è andato oltre alle mie aspettative.

Ma non voglio che tu prenda le mie parole per buone a prescindere, perciò ho chiesto ad Assunta una mezz’ora di tempo per concedermi una breve intervista in cui è lei a raccontare la sua esperienza con me.

Ti consiglio di leggerla tutta perché non solo Assunta è una delle pochissime commercialiste che non ha paura di mettersi in gioco per gli imprenditori.

Ma anche perché alla fine di questo articolo troverai 6 regole per creare una grafica del tuo libro che renderà te e la tua azienda degli eroi agli occhi dei clienti.

Eccole qui

Buona lettura!

Intervista

D: Ciao Assunta! Come te la passi?

A: Ciao Davide! Io sto bene e ho appena finito la valigia! Dopo i risultati del libro, una bella vacanza sarà la ciliegina sulla torta!

D: Fantastico! Ti va di parlarci un po’ di te? Chi sei? Di cosa ti occupi?

A: Che domanda difficile… premesso che le persone possono leggere chi sono e cosa faccio direttamente sul mio blog Incarnato.Consulting, io sono una Commercialista Sovversiva.

D: Commercialista Sovversiva? Che vuol dire?

A: Vuol dire che in un mondo in cui la maggior parte dei commercialisti tendono a non entrare troppo all’interno delle aziende e dei loro processi, io mi ci butto a capofitto perché so che è l’unico modo per aiutare davvero gli imprenditori a far crescere i loro business.

D: Mi sembra davvero una figata! Come sei arrivata a fare quello che fai?

A: Io sono figlia di imprenditori e quindi ho sempre vissuto in azienda fin da piccola. Ero anche piuttosto brava a scuola, ma a differenza di quello che ci si poteva aspettare, ho deciso di non fare il Liceo e fare Ragioneria. Era una scelta inusuale per una ragazza, ma ero (e sono) follemente innamorata dell’ambiente aziendale. Non potevo fare scelta migliore.

Appena diplomata sono stata contattata da uno degli studi professionali più importanti di Merano e ho iniziato subito a lavorare.

Ma nonostante passassi più di 50 ore settimanali alla scrivania, avevo dentro di me delle domande che non trovavano risposta:

  • Cosa c’è al di là dei freddi numeri?
  • Come si costruisce un’azienda di successo e come la si gestisce?
  • Perché ci sono attività che prosperano e altre falliscono dopo qualche anno?

E allora, nonostante i ritmi lavorativi in studio fossero folli, iniziai l’Università di Economia dove mi sono laureata con il massimo dei voti. Ho poi continuato a studiare fino all’abilitazione come Dottore Commercialista.

Da lì ho iniziato a collaborare con diversi studi prestigiosi della mia zona dai quali ho supportato imprenditori di tutti i tipi: dall’artigiano che si compila le fatture a mano dopo una giornata di lavoro, alla SPA che macina diversi milioni l’anno.

Più affinavo le mie competenze, più il mio entusiasmo si spegneva: com’era possibile che il lavoro del commercialista dovesse limitarsi ad adempimenti, scartoffie, e burocrazia quando i VERI PROBLEMI degli imprenditori erano altri?

Perché un Dottore Commercialista, dopo un percorso di studi così faticoso, doveva finire per diventare un semplice segretario per lo Stato?

Questa è una cosa che non ho mai capito e tantomeno accettato. Non hai idea di quante volte ho litigato con i miei colleghi su questo argomento.

Nel 2017 ho rinunciato quindi a una carriera professionale più che promettente e ho raggiunto mio marito a Londra, dove lavorava da due anni.

Ho aperto un blog secondo gli stilemi di Frank Merenda e del Direct Marketing e ho iniziato a scrivere un articolo a settimana contenente strategie, risorse e consigli per gestire al meglio la propria impresa.

Ho diffuso in Italia alcune tematiche che nei paesi anglofoni sono all’ordine del giorno in ambito gestionale, ma che nel Bel Paese faticano ad arrivare.

Ora, a distanza di un anno, i risultati del blog e dei clienti con cui ho lavorato sono sorprendenti. Aprirlo è stata la scelta migliore sia per me e la mia attività, sia per aiutare quanti più imprenditori possibili.

D: Penso che la tua storia sia di ispirazione per tutte quelle persone che hanno delle idee nuove e rivoluzionarie, ma che negli ambienti accademici si sentono dare dei folli.

A: Ho fatto solo quello che sentivo giusto per veder fiorire le aziende. Essendoci cresciuta dentro, non posso fare a meno di provare una grande stima per chi decide di fare impresa, soprattutto in un paese “difficile” come l’Italia.

D: Parlaci un po’ del tuo libro “Quello che i commercialisti non dicono”. Perché hai deciso di scriverlo?

A: I motivi sono due. Il primo è perché avere un blog che funziona aiuta moltissimo ad entrare in contatto con i clienti, ma non c’è nulla che crei più autorità agli occhi del mercato di un libro vero e proprio.

D: Verissimo. Quando si tratta di Direct Marketing i libri sono fondamentali per acquisire un’autorità che solo con il blog fai fatica ad ottenere. Il secondo motivo invece?

A: Diciamo che “Quello che i Commercialisti non Dicono” è il libro che avrei voluto avere tra le mani quando ho iniziato la mia attività come consulente e imprenditrice. Al suo interno sintetizzato tutto ciò che ho imparato di davvero utile e pratico in più di 20 anni di lavoro negli studi professionali.

E’ un libro che tratta in modo semplice argomenti molto complessi come la gestione dei fornitori, delle risorse aziendali e delle imposte, per dirne alcuni.

Fino adesso i feedback sono molto buoni. Spero che questo libro sia davvero utile agli imprenditori perché nelle sue quasi 300 pagine, ho inserito tutto (ma proprio tutto) quello che può tornare utile a chi deve gestire un’impresa.

D: Perché le persone dovrebbero leggerlo?

Io sono troppo di parte e non mi sento di esprimere un parere. Ti va se invece di risponderti io a questa domanda, inseriamo qualche testimonianza di chi lo ha letto?

A: Certamente!

D: Grande.

D: Ok Assunta, siamo in chiusura! Ti faccio un paio di domande prima di chiudere, ok?

A: Va benissimo!

D: La prima è di raccontare com’è stata la tua esperienza con me: ti sei trovata bene? 

A: Ti dirò la verità. Quando ti ho contattato la prima volta ero abbastanza disperata.

Il mio libro era già passato per le mani di due designer che non erano riusciti a tirare fuori una grafica e un’impaginazione all’altezza delle mie aspettative.

Mi hanno fatto perdere una quantità di tempo incredibile e devo ammettere che la mia fiducia nei grafici era colata a picco.

Poi sei arrivato tu che non solo sei riuscito a tirare fuori una grafica all’altezza delle aspettative, ma sei riuscito a crearla perfettamente in linea con tutta la mia strategia.

Mi hai sempre seguita e hai accolto tutte le mie richieste. Mi hai aiutato a scremare le idee buone da quelle meno buone, spiegandomi con pazienza le ragioni per cui alcune soluzioni erano migliori di altre.

E il risultato, beh, si è visto. Il libro sta ottenendo un ottimo successo in termini di vendita e sono già stata contattata da diversi imprenditori. Tra i quali uno con un’azienda da 2.5M di fatturato.

D: Questi sono i risultati che puoi aspettarti grazie alla combinazione tra un ottimo contenuto e il Design a Risposta Diretta. La seconda domanda è: te la senti di dare un consiglio agli imprenditori che ci stanno leggendo e che, magari, in questi anni, si sono trovati in difficoltà a causa della crisi?

A: Vorrei dire solo che sono degli eroi. Dico davvero. Per fare impresa in Italia bisogna essere delle rocce.

Vorrei anche dire che se le cose sono andate o stanno andando male, non significa che debbano continuare per sempre in questo modo.

A volte però, per uscire da una situazione difficile, c’è bisogno di un aiuto esterno. 

Cari imprenditori, non abbiate timore di chiedere aiuto.

A volte anche solo una piccola implementazione a livello gestionale o organizzativa, può togliervi dei macigni enormi dalle spalle permettendovi di riacquisire la serenità perduta o di portare la vostra impresa al livello successivo.

D: Grazie Assunta, sei stata preziosissima.

A: Grazie a te Davide. Spero che ne uscirà un bell’articolo

La copertina di “Quello che i commercialisti non dicono”

Le 6 regole per un libro che aumenta le vendite.

Come già detto nell’intervista, il libro è uno degli strumenti più efficaci in assoluto per creare autorità agli occhi del tuo pubblico.

E non lo dico io. Lo dicono tutti i più grandi marketer esistenti: da Frank Merenda a Dan Kennedy, da Gary Bencivenga a Lori Haller.

Il libro è assolutamente fondamentale all’interno della tua strategia di marketing.

E sono davvero contento quando imprenditori come te mi contattano per realizzarne la grafica. E’ un piacere e anche un onore mettermi al tuo servizio ed evitare che tutto quel lavoro vada sprecato.

Perchè è questo quello che succede quando affidi il tuo libro nelle mani del grafico sbagliato: parte delle tue conversioni vengono sprecate.

Rimangono lì per strada quando invece potrebbero essere tue.

E il problema non è che il libro esca brutto.

Il vero problema è se la copertina e le pagine del tuo libro non trasmettono il tuo messaggio di marketing in modo abbastanza veloce ed efficace.

La bellezza estetica non è una condizione sufficiente per fare si che il tuo libro venga venduto.

Le cose davvero importanti sono che:

  • L’interno del libro sia estremamente leggibile. Solo impaginarlo con il carattere sbagliato rischia di dimezzare la facilità di lettura.
  • Se il tuo libro è difficile da leggere, non solo i clienti non arrivano alla tua CTA, ma troveranno il tuo messaggio anche difficile da comprendere.
  • La copertina deve essere concepita non su base estetica, ma su base strategica. Altrimenti il tuo libro rischia di non differenziarsi e di non vendere quanto potrebbe.

Purtroppo viviamo in un mondo dove la grafica creativa domina incontrastata e grafica illeggibili e inefficaci vengono ogni giorno immessi nel mercato.

Gli imprenditori hanno subito un lavaggio del cervello silenzioso ma costante, che li ha convinti che i loro materiali di marketing debbano essere belli e creativi per vendere.

Il problema è che i materiali di marketing belli ma su cui non è stato fatto un serio lavoro di ricerca, lasceranno un’enorme quantità di clienti per strada.

Purtroppo (o per fortuna) le cose non stanno così.

Per questo la grafica del tuo libro (e di tutti gli altri materiali) va concepita studiando il mercato prima che la grafica.

Idealmente la realizzazione di una grafica vincente per il libro si fa solo al 20% con i programmi di design. 

L’80% è studio e ricerca. 

Proprio come succede quando devi scrivere copy.

Si potrebbe dire che creare una copertina usando il DRD è, nella pratica, creare una sales letter visiva.

Ma come crearne una DAVVERO efficace?

Per creare la copertina del tuo libro hai bisogno delle 6 regole del DRD che ogni grafico dovrebbe conoscere

1. Conosci il tuo mercato: l’importanza della ricerca.

Ci sono alcuni falsi miti nel mondo della grafica. 

Uno di questi è che uno possa iniziare a realizzare design senza prima fare ricerca, affidandosi solo ed esclusivamente alla propria creatività.

Questa è una delle abitudini più deleterie in assoluto dei grafici creativi. 

Una di quelle in grado di ammazzare all’istante le potenzialità di qualsiasi materiale tu stia creando.

No, no e no.

Nel DRD l’80% del lavoro è ricerca di tutto quello che riguarda il tuo mercato, i tuoi competitor e come verrà distribuito il tuo libro.

Ti elenco alcune delle ricerche fondamentali da fare quando devi creare la grafica del tuo libro:

  • Ricerca di libri sul tuo stesso argomento su Amazon, internet e in libreria. Non per copiarli, ma per capire a cos’è abituato il mercato quando si tratta del tuo argomento.
  • Ricerca sui tuoi competitor: chi sono, che stile grafico usano e come si differenziano a livello visivo. Senza questa parte di ricerca c’è il rischio di lavorare a una copertina troppo simile a quelle dei competitor.
  • Ricerca di uno stile grafico adatto al libro. Questo dipende da molteplici fattori: se hai già un brand con un’identità grafica affermata, ad esempio

Per realizzare una grafica davvero efficace per il tuo libro, è fondamentale dedicare la maggior parte del tempo alla ricerca.

Un libro con un visual astratto e minimale è un libro destinato a lasciare per strada moltissime conversioni

2. Trova un visual unico e concreto legato al titolo

Nel mondo della grafica si è diffusa una malattia terribile che colpisce il 90% dei materiali dei marketing del mercato.

L’astrattismo minimale.

Che non è un piatto di alta cucina francese.

L’astrattismo minimale è la tendenza a ridurre tutti gli elementi grafici ai minimi termini mettendoci dentro forzatamente un qualche significato profondo.

Il risultato è che le grafiche sembrano tutte uguali tra loro.

E nessun materiale di marketing viene risparmiato: loghi, volantini, copertine, libri e chi più ne ha, più ne metta.

Purtroppo i tuoi clienti non troveranno chi gli spiega le grafiche vicino al tuo libro, quindi è importante che il visual della tua copertina sia il più concreto possibile.

E con concreto non intendo che devi mettere la foto di un mattone, ma che qualsiasi immagine scegli deve essere qualcosa di facilmente comprensibile e ricordabile.

Per creare un buon visual ci sono tendenzialmente due strade:

  • La prima è utilizzare l’imprenditore come visual. Il libro è il tuo e serve a te per posizionarti, quindi la tua foto (professionale) rimane sempre un ottimo jolly da giocarsi;
  • La seconda è trovare un visual collegato al titolo o al sottotitolo. Evita i visual che si distaccano troppo da titolo o sottotitolo. Rischi solo di confondere il lettore

3. Non esagerare con gli elementi in copertina

Ok, il libro fondamentalmente è una sales letter lunga.

Non un romanzo o un’autobiografia fatta per sentirsi attraenti.

Ok, siamo marketer e imprenditori, non scrittori hipster che passano le giornate da Starbucks a pettinarsi la barba.

Ma il tuo libro deve comunque somigliare a un libro!

Se ci metti una headline da 27 parole e una sub head da 42, mi spieghi come potrà mai sembrare un libro vero?

Esatto, non lo sembrerà. Verrà scambiato per qualcosa di scarso valore.

Vuoi che il tuo libro sia davvero una bomba in termini di vendite e popolarità?

Concentrati sul trovare una big idea che possa essere espressa con meno parole possibile senza perdere di forza.

Il tuo libro sembrerà un libro vero e la sua forza verrà decuplicata.

Troppi elementi in copertina disposti senza rispettare le regole delle Reading Gravity, rischiano solo di confondere il tuo lettore

Evita di scegliere caratteri corsivi o decorativi se non vuoi che la leggibilità del tuo libro cali a picco.

4. Usa dei caratteri leggibili o il tuo libro è morto

Ricordati sempre che il titolo del tuo libro deve essere leggibile anche con l’anteprima di copertina in piccole dimensioni (su Amazon, sulle sponsorizzate, etc…)

Se il titolo è troppo piccolo o scritto con un carattere decorativo incomprensibile, rischi che le persone non lo riescano a leggere quando lo vedono nelle sponsorizzate o sui thumbnail di Amazon.

Le persone hanno una capacità di attenzione incredibilmente bassa ed ogni millisecondo è prezioso per entrargli in testa.

Questo è il motivo per cui il tuo titolo deve leggersi molto molto bene anche se molto piccolo.

Per quanto riguarda il testo interno, la regola è solo una: font serif (graziati).

Times New Roman. Bodoni. Baskerville. Merryweather… vanno bene tutti, basta che siano serif.

Non esagerare con le dimensioni del testo interno: la dimensione media dei font dei libri si aggira tra i 9 e gli 11 punti.

La cosa migliore in assoluto sarebbe utilizzare gli stessi font della tua grafica coordinata (se non ne hai una, stai portando avanti il tuo brand con il freno a mano tirato.)

5. Mostra la copertina in anteprima sia ad amici che a clienti target

Siamo imprenditori innamorati delle nostre aziende e delle nostre idee: è normale che nella realizzazione della copertina del libro ci si metta più cuore che strategia.

Il rischio è di scegliere un design che piaccia a te, ma non al mercato.

Per guarire da questa malattia servono due ingredienti magici e, per tua fortuna, facilmente reperibili:

  • Il coraggio di rinunciare a ciò che ti piace per fare spazio a ciò che FUNZIONA
  • Dei beta tester a cui mostrare la grafica per capire se sei sulla strada giusta

Il che non vuol dire che ciò che diranno della tua copertina sarà oro colato. Tuttavia potrà aiutarti a correggere il tiro per avvicinarti il più possibile alla soluzione giusta.

Quindi mostra sempre le bozze ai tuoi amici, parenti, colleghi e clienti PRIMA di andare in stampa.

Vedrai che salteranno fuori decine di piccoli miglioramenti a cui non avevi pensato e che porteranno la grafica del tuo libro al livello successivo.

RIPETO: mostrare il tuo libro a dei “beta tester” non significa che tutto quello che diranno sarà vero.

Anzi, vuoi un consiglio?

Concentra la tua attenzione sulle primissime reazioni. Quelle che si vedono nei primissimi secondi in cui hanno il libro in mano.

Chiedi loro se il libro attirerebbe la loro attenzione se fossero in libreria e chiedigli anche di spiegarti di cosa parla secondo loro il libro.

Ricordati sempre che il beta tester spesso non è un direct marketer e nemmeno un DRD, quindi qualsiasi parere personale va preso con le pinze.

Se vuoi essere sicuro di non farti fregare dal loro parere magari sbagliato, leggi il punto 6.

Un beta tester del libro può farti capire quali saranno le reazioni delle persone alla vista del tuo libro. Usali sempre. Meglio se sono delle persone in target..

6. Considera di affidare il tuo libro ad un Designer a Risposta Diretta

Alla luce di tutto quello che devi tenere in considerazione per creare una grafica del libro efficace, una mossa intelligente potrebbe essere quella di affidarsi a un Designer a Risposta Diretta.

Perché solo un Designer a Risposta Diretta saprà realizzare una grafica che concili estetica e strategia alla perfezione.

Il tuo libro sembrerà un VERO LIBRO che potrai mostrare senza sembrare l’ennesimo marketer che si è improvvisato editore di sé stesso.

Grazie a un libro con una grafica concepita secondo le regole del DRD, i tuoi clienti non potranno fare a meno di ammirarti e di acquistare immediatamente il tuo libro.

Questo grazie a quello che in psicologia viene chiamato Effetto Alone, ovvero il giudicare le qualità intrinseche di un oggetto dalle apparenze.

Perciò se hai deciso di smettere di pubblicare il tuo libro con una grafica casalinga…

…o se ormai sei convinto anche tu che assoldare un grafico creativo non sia la scelta giusta da fare…

…allora scarica subito il Manuale di DRD “Prima leggerai questo, poi questo e infine questo”.

Al suo interno sono contenute regole PRATICHE da applicare immediatamente a qualsiasi materiale di marketing che devi produrre.

Libro compreso.

Per scaricarla non devi fare altro che andare su Risorse Gratuite cliccando qui.

Per questo articolo è tutto e ricorda.

Il Design a Risposta Diretta è la grafica che fa funzionare il tuo marketing.

Clicca qui per scaricare il Manuale Pratico

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Davide Filippini

Davide Filippini

Fondatore, Chief Designer Officer di Filippini Studio e primo Desginer a Risposta Diretta italiano.

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plq

"Prima leggerai questo, poi questo e infine questo"

Al suo interno troverai le stesse linee guida usate da me e i miei ragazzi per graficare le sales letter perché aumentino le conversioni dal 40% al 300% in più senza cambiare una riga di copy.